lunedì 23 marzo 2009

Watchmen film- commento


Finalmente, dopo settimane di imprevisti e impegni vari, ieri sera io e Rob siamo andati al cinema a vedere Watchmen. Ora, che io mi impelaghi in una recensione sull'adattamenti cinematografico della mitica grafic novel di Moore, mi sembra quantomeno complicato visto che il fumetto non l'ho letto, e pure l'avessi fatto, non sono una grande esperta in materia. Eppoi c'è chi ha detto molto meglio di me cos' ha di bello, di brutto e di diverso il film rispetto al fumetto, trovate qui e qui un paio di esempi.

E io che posso fare? Dall'alto del mio digiuno fumettistico, posso semplicemente dirvi che Watchmen film, a 24 ore di distanza, non me lo sono ancora levato dalla testa. E' come essersi tuffati per qualche istante in una visione del mondo e della complessità dell'esistenza talmente tanto oltre, che faccio fatica a riallinearmi con la realtà (no, non sono Miss Manhattan, tranquilli).

Sapevo che si trattava di una storia complessa, spacciata per essere molto supereroica ma, come da buona tradizione mooriana, in realtà molto più sfaccettata di quanto si possa immaginare.
Ammetto di essere rimasta spiazzata per quanto questa sfaccettatura fosse destabilizzante e coinvolgente. Ma questo è merito di Moore, non certo del buon Snyder, regista del film. Merito di Moore è di aver avuto molti anni fa, la capacità di parlare all'uomo dell'uomo attraverso la metafora dei supereroi, la capacità di indagare così bene la psiche dei personaggi, da averli resi ben oltre l'eroismo. Grandioso il modo con cui i "supereroi" di Moore, lottano e vivono a cavallo tra il bene e il male, perfettamente consci dei meccanismi, delle debolezze e della forza, dell'agire sociale umano. Ma come usano tutto questo? Pro o contro gli uomini? Difficile dirlo.

Ok, ma il film? Personalmente mi è piaciuto molto. Buono il ritmo, convincentissimi gli attori (spec. il Comico!!), colonna sonora assurda e molto accattivanti, ma senza strafare più del lecito, gli effetti speciali. So che la pellicola è praticamente la trasposizione del fumetto, con tanto di lotti di dialoghi letteralmente copia incollati, come pure certe inquadrature (un pò come accadeva in 300, sempre di Snyder), ma non so valutare quanto la cosa sia infastidente non avendo letto il fumetto. A volte si è accusato il regista di poco coraggio, di poca personalizzazione, ma... Adattare per il cinema un fumetto così complesso, e tra l'altro oggetto di reale fanatismo da parte di molti, non è facilissimo. La tentazione di replicare testi e immagini di un'opera che già di per sè è molto visiva (non come un libro...), e poi visiva a livelli molto alti, è assolutamente normale. Non è piaggeria o mancanza di coraggio, è riconoscere l'estrema e innata cinematograficità di certi fumetti che non hanno alcun bisogno di essere stravolti.
Ma le mie sono illazioni, concedele a una povera ignorante ^__^'

Certamente è un film lungo, molto lungo, certamente gli avanti e indietro temporali mi stavano facendo venire il mal di testa, ma nel complesso vedere il film è stata un'esperienza estremamente particolare. Quando leggerò il fumetto (che, a occhio e croce, sarà il mio primo fumetto visto che non ho mai letto manco Topolino), capirò se davvero l'ho vissuta tutta, o se manca ancora qualcosa.

Infine, ringrazio pubblicamente il pubblico che sedeva al Vis Pathè di Roma est, spettacolo delle 17.50: nessuno si è alzato per andare via, nessuno ha riso, nessuno ha bestemmiato ma tutti si sono sciroppati il film (proiettato senza manco una pausa!!!), senza infastidire nessuno. Dopo i racconti di molti amici funestati dalla presenza di maleducati che pensavano di stare a guardare il classico film a base di voli, risate e scazzottate supereroiche, io nutrivo una certa ansia.
Ma per fortuna mi è andata bene!!

giovedì 19 marzo 2009

Rece si, rece no


Vi siete mai chiesti se ad amare/odiare un libro, siate soli nell'universo? Siete curiosi di sapere quanto il vostro parere sia condiviso oppure no? E' possibile captare l'opinione comune su un libro, attraverso i giudizi alla recensioni???

Ecco, se siete come me, sfrugugliare su anobii alla ricerca di come sono stati votati i vostri commenti ai libri, con pollice su o pollice giù, diventa un passatempo molto divertente.

Mi sono accorta solo oggi che anobii ha reso più chiara una simpatica funzione che permette di vedere quanti voti negativi e positivi hanno ricevuto i commenti dei libri in libreria.
La cosa non ha valore statistico, ok, ma qualche curiosità carina, emerge. Impossibile interpretare il dato perchè manca una condizione fondamentale, ovvero sapere in base a cosa è stato espresso un giudizio, se sulla adeguatezza e completezza della rece in sè, o su quanto quella rece sia in accordo o disaccordo col parere dell'utente ma di cose simpatiche saltano fuori. Ho preso qualche esempio, sono i libri più votati.

Gli inganni di Locke Lamora 10 : 10 sì, 0 no
Wow, gli Inganni hanno riscosso un sacco di successo. Considerando che la mia rece non era semplicemente positiva, ma era ENTUSIASTA, ne deduco che ci sono moltissimi entusiasti del capitolo primo di Locke.

Pan 7: 9 sì, 2 no
Anche qui, la rece era abbastanza favorevole e in molti pare ci si siano ritrovati. Mi piacerebbe sapere se i due voti negativi siano stati attribuiti alla parte più pro o più contro, della stessa.

I dannati di Malva 15 : 19 sì, 4 no
Qui è facile. La mia rece era negativa e quindi chi le ha dato pollice su, vuol dire che la pensava esattamente come me. Mica pochi, eh!

Il nome del vento 4 : 4 sì, 0 no
Qui pure è agevole. L'opera prima di Rothfuss, sebbene i numeri dei suoi fan italici nn siano probabilmente tanti quanti quelli di altri autori, segna un plebiscito a favore di Kvothe.

A me le guardie! -3 :0 sì, 3 no
Io Pratchett lo detesto quindi il mio stringatissimo parere negativo, non ha incontrato il favore di chi vi è incappato. Avevo messo in conto che potessero essere di più, mi è andata bene!

La prescelta e l'erede -2 : 2 sì, 4 no
Me lo aspettavo. La rece metteva a confronto questo libro con il primo e, a mio parere, non c'è paragone. I fan della Carey non sono d'accordo...

Estasia1 3 : 9 sì, 6 no
Il mio commento non era positivo e in molti la pensano come me, ma molti altri hanno apprezzato di quell'opera proprio quello che a me non andava giù. E i voti rispecchiano bene la cosa.

Ora le interpretazioni più complicate, fatalità su autori italiani molto amati.

Prodigium 4 : 10 sì, 6 no
La rece era alla fine equilibrata, con focus sui punti a mio parere positivi e sui punti negativi. Difficile capire quei 6 no. Fondamentalmente il parere era favorevole, quindi, se il voto è stato dato al "senso complessivo" della rece, allora la mia opinione non è condivisa e nei lettori prevale l'accento sulle cose negative.

La Ragazza Drago 1 :6 sì, 5 no
Stesso dicasi per la Ragazza Drago. Rece equilibrata ma tutto sommato positiva. Ne deduco che la mia visione non sia stata precisamente apprezzata....

Estasia2 -3 :4 sì, 7 no
Rece tutto sommato equilibrata ma positiva e anche qui, decisamente stroncata! Ma piace o no questo libro??

Ok, cosa ne traggo da 'sta cosa??

In realtà poco o nulla, perchè, come ho già detto, mancano premesse interpretative fondamentali.
Però una cosa è chiara: le nostre librerie virtuali replicano uno spaccato del sentire condiviso della comunità.
Non è un caso che le recensioni numericamente più controverse siano su libri di autori italici. Il fantasy nostrano è un'esperienza recente che suscita animati dibattiti sulla sua qualità, mentre la produzione estera, più matura e pure più varia, suscita pareri più netti, pro o contro. Più o meno quello che accade nella mia libreria...

Sul fronte più propriamente recensorio, scorrendo anche gli altri voti conseguiti, mi accorgo che le rece più chiaramente "schierate" pro o contro, sono quelle maggiormente votate, mentre quelle equilibrate non riscuotono molti voti, e se si, c'è sempre un testa a testa.
Probabilmente c'è del vero in questo atteggiamento: se un lettore cerca opinioni che confermino o scoraggino un'intenzione di lettura, ha bisogno di una rece chiara, senza troppi giri di parole (praticamente sono logorroica!!)

E le vostre librerie come stanno messe? Riscontrate voti inattesi?? Rispecchiano l'atmosfera che avvertite attorno a certi libri oppure no?

martedì 17 marzo 2009

Wunderkind-- Recensione


Scusate l’assenza, me lo sentirete dire spesso da qui in avanti.
Dunque, su consiglio di Stefano, in questi giorni ho letto Wunderkind, opera prima di un giovane, ma non troppo (è mio coetaneo, eh), autore italiano, tale D’Andrea G.L.
Premetto che non è precisamente il mio genere, perché il libro è la classica mescolanza tra elementi fantastici, gotici e dell’orrore che non riesce sempre a prendermi del tutto, ma devo dire che sono rimasta piacevolmente colpita dalla novità rappresentata da Wunderkind quanto a creazione di ambientazione, atmosfera e coinvolgimento.
Intendiamoci, non mi sento di gridare al miracolo semplicemente perché si tratta di un libro con spunti notevolissimi che emerge in un mare non troppo popoloso quanto a concorrenza italica. E così è troppo facile, no?

Questa è la quarta di copertina:
Parigi, autunno. È una lucida moneta d'argento a sconvolgere la vita di Caius Strauss. Perché è il dono di un orribile uomo dalla faccia di luna, e perché di lei è impossibile liberarsi: gettata nella Senna o sepolta tra i rifiuti, la lucida moneta d'argento torna sempre. La moneta è lo strumento con cui il male scritto nel destino di Caius ha scelto di manifestarsi, e la chiave per accedere al Dent de Nuit, il quartiere che nessuna mappa ha mai segnalato. Un mondo di tenebra in cui si annidano uomini dotati di un potere letale e luoghi misteriosi come la libreria Cartaferina, che vende oggetti capaci di realizzare desideri oscuri a prezzo del sangue. Nel cuore infetto di una Parigi lunare e apocalittica, una terribile rivelazione attende Caius: lui è il Wunderkind, il ragazzo per cui gli abitanti della città nascosta sono disposti a morire e l'uomo dalla faccia di luna è disposto a uccidere.

Condite il tutto con creature malvagie frutto di incubi di lovecraftiana e barkeriana memoria, con un’atmosfera trasudante corruzione e morte, con torture e rituali di violenza inaudita, e l’incubo è servito.

Mi ha colpito molto la visionarietà dell’ambientazione creata da D’Andrea, la sua capacità di concretizzare il male in figure e situazioni dalla perversione mostruosa, la sua capacità di dipingere un mondo che, fino alla fine, si muove su un delicato crinale in cui bene e male non esistono, in cui verità e falsità vanno a braccetto.
Parliamo sempre di lotta, intendiamoci, tra chi protegge il Wunderkind e tutto quello che si accompagna ad esso, e chi vorrebbe usarlo e distruggerlo, ma è una lotta che fino alla fine non palesa la sua identità. Si tratta del bene contro il male?O del male contro male? Quale delle combinazioni possibili rappresenta lo scontro di cui Caius è protagonista? Impossibile dirlo perché su cosa voglia dire essere il Wunderkind il libro non dà conto. Ed è questa indeterminatezza la chiave del libro, se vogliamo la sua delizia ma anche la sua croce.

La delizia. Se sapessimo cosa è davvero il Wunderkind (sappiamo cosa accade se compie una Permuta, ma nient’altro), il libro scivolerebbe verso il solito andamento: fanciullo dotato di talenti o di destino già scritto, impegnato con la presa di coscienza di cosa è/cosa deve fare, con un corollario di “aiutanti” più o meno limpidi. E invece… non sappiamo chi sia il Wunderkind e cosa lo renda così speciale quindi il libro guadagna un mistero e una tensione che lo svelamento, anche finale, avrebbe, forse, sciupato.

La croce. Perché, diciamocelo, grazie a questa bella furbata narrativa, l’autore ha driblato i problemi relativi alla gestione di una trama complessa, limitandosi a fare un’overview sull’ambientazione, sui personaggi e sulle torture. Dopo un libro intero, non sappiamo ancora che cosa sia il protagonista, che grave infrazione alla Legge abbia commesso facendo una Permuta, chi siano gli amici e i nemici, e praticamente il finale riporta all'inizio del libro. Come non sapevamo nulla all'inizo, così sappiamo poco e niente alla fine. Non è frustrante, eh, è solo che è come se nn avessi letto nulla che aiutasse a fare il punto della storia tanto è che, raccontando la trama a Rob, mi sono trovata in estrema difficoltà. Ripensando agli avvenimenti, cosa è davvero successo in questo libro? Un ragazzino è rimasto orfano, ha un destino particolare e qualcuno cerca di usarlo. Stop.
Per molti è questa originalità di fondo nella struttura narrativa, il vero pregio di Wunderkind, la vera chiave della genialità di D'Andrea.
Personalmente, per la lettrice che sono io, a me è sembrato di leggere il buon prologo di un promettente libro.... :P

Complessivamente la lettura è stata avvincente per l’atmosfera che D’Andrea è riuscito a ricreare, anche grazie a un lessico evocativo, ma peccato che, stringendo, lo svolgimento narrativo non sia stato proprio all’altezza.
Oh, magari poi è un problema di genere, e qui torna la mia non conoscenza approfondita di un genere assolutamente ibrido, più orientato all'horror, di cui Wunderkind è un esempio.

martedì 24 febbraio 2009

Martin 1.0


Leggo oggi su Fantasy Magazine che l'amato/odiato Martin sul suo blog ha fatto qualche precisazione in merito alle continue proteste dei fan sui tempi di scrittura di A Dance with Dragons, quinto volume della pachidermica saga delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco.

Essenzialmente Martin non ne vuole sapere di fare previsioni sulla data di conclusione e usicta del romanzo, semplicemente perchè non ha potere di preveggenza e rischia di sbagliare. Già in passato ha dato notizie rivelatesi inattendibili e, no, non ha mentito ai lettori, semplicemente si è sbagliato.
E' stanco di essere aggredito dai fan che, ad ogni data disattesa, protestano pubblicamente magari proprio sul blog e poi dice qualcosa riassumibile con questa frase:
"Non intende comunque entrare nello specifico, a suo giudizio parlare di un’opera nel corso della sua realizzazione non aiuta mai. L’arte non è una democrazia, e si tratta di problemi che deve risolvere lui stesso."

Ora, al di là della discutibilità di una simile affermazione, parlando in altra sede con Fed di questa notizia, ho maturato qualche considerazione:

a) gli autori che diventano famosi si dimenticano di quando i fan erano necessari e li fanno diventare un problema

b) che la professionalità è merce sempre più rara

c) che le mancanze vanno sempre gentilmente declinate

d) che forse chi non è pronto in rete a dialogare davvero, è meglio che non lo faccia

e) che troppo spesso il web autorizza lettori e fan a dimenticare l'educazione (ma forse sono persone maleducate anche off line)

Detto ciò, quello che non capisco di Martin è dove voglia andare a parare quando ha di queste uscite. Che sia lento si sa, che abbia creato un'opera monumentale in cui ora si è un pò aggrovigliato, si può presumere. Che sia un tipo dai nervi facili, e che abbia certo fan un pò esagitati, anche questo è abbastanza chiaro.

Ma non è contento di questo? Sarebbe più felice di vedere di non aver regalato emozioni, di vendere tre copie in croce nell'indifferenza più totale? Non posso pensare che il senso di asfissia dato da un centinaio di persone che chiedono da un paio di anni di avere un'informazione un pò più certa, sia così gravemente pernicioso per un genio come Martin.
A meno che detti fan non organizzino picchetti di protesta sotto casa sua, rendendogli impossibile anche andare a fare la spesa. Di norma chi si sente braccato, sa inconsciamente di avere qualche torto...


Comunque, per quanto mi riguarda, ciò che è veramente irritante di Martin è che mi ammazzi sempre i personaggi preferiti o me li mutili in modo irreparabile! Quanto al resto, senza di lui sopravvivo uguale.

lunedì 23 febbraio 2009

Hancock


Qualche giorno fa io e Rob abbiamo visto un film che ci ha lasciati un pò spiazzati. Fortuna che non ci abbiamo speso una lira per vederlo, nemmeno i dindi del noleggio...insomma, avete capito...

Trattasi di Hancock, il film più senza capo nè coda che io abbia mai visto.

Ne avevo solo un vago ricordo attraverso i fotogrammi di qualche trailer che mi era capitato di vedere in occasione dell'uscita e ricordo che l'idea di un supereroe un pò diverso, un pò scostumato, non mi era dispiaciuta.
Ritiro tutto, vostro onore.


E' un film sconclusionato, che non ha deciso cosa essere, se una pellicola di azione, drammatica o di avventura, gli attori sono improvvisamente regrediti allo stato di debuttanti al primo ciak, e la trama risulta poco coerente e assolutamente non coinvolgente. Vorrei davvero dire qualcosa di più, ma è praticamente impossbile.

Tutto inizia e finisce in Hancock, potenzialemente un bell'antieroe, praticamente un disadattato con una pseudo storia difficile alle spalle, che scopre di non essere l'unico della sua specie. E' stato creato per accompagnarsi a una donna della sua razza ma, per renderli più mortali, un misterioso creatore ha deciso che, più stanno vicini, e più perdono poteri fino alla morte. Perciò i poverini, sono millenni che si lasciano, si ritrovano, vengono condannati e perseguitati dalle varie società, sacrificandosi di volta in volta l'uno per l'altra affinchè l'altro viva.
Domanda: ma perchè crearli forzutissimi e eterni ma crearli _in coppia_ sicchè stando vicini si indeboliscono?? Cioè, perchè??? Dice la donna: "per renderci più umani, capaci di vivere emozioni".
L'intento è nobile, il risultato è esilarante.
Il tutto viene narrato in modo molto asettico e affastellato, con progressioni narrative degne di un centometrista e con coerenza prossima allo zero.

Gli attori, ahimè, si saranno anche divertiti a fare film un pò diverso dal loro ultimo trend, ma sono davvero fuori parte. Charlize, darling, è un film leggero, non è Via Col Vento, sciogliti un pò! Per non parlare di Smith che, porello, a ripensarlo nelle vesti di Io sono Leggenda, verrebbe da ucciderlo per come si è ridotto.
Ma si sa, in quetsi casi la colpa non è degli attori che, alla fine, si sono adeguati anche loro a una storia-non storia stiracchiata in ogni angolo e priva di qualsiasi spessore cercando di metterci del loro per riempire gli evidentissimi buchi. Manca la storia e quando è così non c'è bravura che tenga.

Insomma, nel complesso è una pellicola incerta, incoerente in molte parti e poco credibile in tutte le altre. Però mi ha fornito un' importante risposta.

Da un pò mi rammarico del fatto che al cinema non si sceneggino supereroi originali, preferendo il porto sicuro di fumetti di successo o remake di vecchie pellicole.

Dopo aver visto Hancock direi: Marvel, grazie di esistere!!!

martedì 17 febbraio 2009

Vampiri e dintorni


Oggi sul Corriere della Sera ho trovato questo articolo che fa un pò il punto sul successo dei vampiri-non vampiri che affollano le librerie e riempiono i cinema in questo periodo.
E lo fa a 360° dando interpretazioni psicologiche, sociologiche e pure un pò politiche, della figura del vampiro dalla tradizione a oggi. Il pezzo mi ha fatto fare qualche riflessione sparsa che vi propino ^^

L'articolo, stringendo, dice un pò quello che ha detto anche Mr King quando parlava di Twilight e della sua versione soft di sessualità e passionalità.
Vengono riportate dichiarazioni psico-sociologiche a sostegno/chiarimento della tesi per cui Edward
e compagnia non rappresentino altro che l'amore pre-adolescenziale come afferma lo psichiatra Vittorino Andreoli quando dice:
"Finito il freudismo, abbiamo vampiri con dentini da latte, giusti per questa generazione di ragazzi senza una forte identità di genere: giovani maschi ben vestiti, pettinati, che provano un richiamo sessuale molto debole. E che hanno una sublimazione molto più eterea, come nell'Edward di Twilight ".
Impossibile dargli torto. Ci siamo trovati molte volte a rilevare che i vampiri della Mayer saranno anche capaci di provare forti sentimenti, ma la carnalità del sangue per come la si è sempre intesa nella letteratura fantastica-horror, è ben altra cosa. I vampiri di oggi non succhiano più il sangue dal collo delle vittime, non si sporcano le mani della loro linfa vitale.
Saranno anche più educati, più romanticoni, ma hanno perso inevitabilmente il fascino magnetico, un misto di terrore e desiderio, che proviene dalle loro figure. I vampiri, nella tradizione, erano creature stupende e lo erano per un motivo ben preciso, non solo per un vezzo lettarario: erano come piante carnivore, meravigliose a vedersi ma assolutamente letali per il malcapitato che si lasciava attirare da tanta bellezza. Incarnato diafano, tratti seducenti, gesti avvolgenti, tutto serviva ad attrarre la preda per poterne poi banchettare.
Ma adesso, a cosa serve la bellezza dei vampiri? A lasciare a bocca aperta le adolescenti.
Credo che
Dracula, se non fosse stato già decapitato, trafitto al cuore e bruciato, si sarebbe davvero rivoltato nella tomba...

Secondo Gianfranco Manfredi:
"il non-morto ripropone il quesito su dove sta il confine tra la vita e la morte. È una domanda estremamente attuale. Tutti, adolescenti e adulti, si interrogano su questi confini. Certo, così entrano in gioco temi che riguardano il soprannaturale (c'è una vita dopo la morte, ecc.) che da sempre la Chiesa, quella cattolica in particolare, considera suo monopolio. E infatti gli ambienti ecclesiastici non guardano di buon occhio le feste di Halloween, Harry Potter, il gothic e ora i vampiri». Ma la letteratura fantastica e l'horror piacciono molto agli adolescenti. «E oggi gli adolescenti sono una parte importante del mercato editoriale»
Eggià vita e morte, creature sospese tra l'una e l'altra, incapaci di morire ma legati, per vivere, a ciò che nutre i nostri corpi.
Significati intrecciati, metafore nelle metafore, che danno uno
spessore unico e irripetibile ai vampiri. Chiesa o non Chiesa, editori o non editori (non mia ddentro nel tema, eh, tanto già sapete come la penso).
Solo che i vampiri di oggi difficilmente bevono sangue e, se lo fanno, sono politicamente, ed
eticamente, corretti. Si pongono scrupoli (esseri umani no, animali si) ma, a scanso di ire animaliste, si buttano spesso su improbabili surrogati sintetici.
Mi viene da pensare che nella progressiva mania che sta colpendo la nostra epoca, di eliminare tutto ciò che non sia socialmente accettato anche quello che è caratterizzante la diversità verso un appiattimento abbastanza inquietante, anche i vampiri debbano smettere di fare il loro onesto lavoro se vogliono stuoli di fan. Non importa che il vampiro è quello che è per ciò che fa, l'importante è tenere il simbolo, svuotarlo del suo significato, e plasmarlo a uso e consumo dei gusti correnti.
Ma io dico: se i vampiri sono troppo orrorosi, perchè non leggere e innamorarsi di qualcos'altro?
Perchè ostinarsi a snaturare le cose quando ci sono mille alternative?

D'altra parte, sottoscrivo anche l'opinione che dal Times, ha scritto Leslie S. Klinger:
«Il
vampiro contemporaneo rappresenta l'outsider sensibile, solitario che vive in disparte dalla società cosiddetta normale» . È l'ultima incarnazione di una figura cara alla cultura giovanile, il bad boy o la bad girl: «il bastardo bello e tormentato, che affascina eppure fa paura». Insomma, l'Edward di Twilight come un nuovo James Dean. Sì, però — è sempre Klinger che lo scrive — questa nuova Vampire Lit «non dà i brividi, quelli che il vecchio Dracula continua ancora oggi a regalare».
Oddio, Edward come James Dean. Brr. Però la realtà è davvero questa. Ogni epoca ha il suo idolo bello e dannato, ogni generazione hai suoi capelloni e le sue zampe di elefante. Soprattutto, ogni età ha un eccesso da affrontare e da superare.
Prima erano alcool e droga, non a caso tutti i belli e dannati erano alcolizzati e assuefatti alle
droghe, ma poi tali mostri sono stati metabolizzati e superati. Oggi è il turno della morte di cui tanto si parla in questi giorni.
Se è vero che i vampiri sono sempre stati vissuti con paura, con timore, associati persino alla dannazione eterna, oggi li si usa per esorcizzare la paura della morte facendola passare attraverso la pelle di svarowsky di Edward. Il vampiro, paradossalmente, non serve più a rabbrividire di paura ma a familiarizzare con l'idea più difficile in assoluto: la morte.

Fuori di filosofia, resto dell'idea, come Klinger, che il vecchio Dracula continui a donare brividi di gran lunga più desiderabili ma sono brividi particolari, legati a un sentire forse più maturo, più consapevole, più rispettoso della diversità (sei vampiro ok, "accetto la tua natura e mi fai paura", non "accetto la tua natura e so che mi amerai...") e meno adolescenziale.

martedì 10 febbraio 2009

Sig. King come mai?


Se avesse saputo che, a dirne male, le avrebbe fatto tutta questa pubblicità, forse Stephen King si sarebbe risparmiato le critiche che ha, invece, mosso alla Meyer, l'autrice di Twiligth, per capirsi.
In un'intervista rilasciata a Usa weekend, il re dell'horror si è tolto più di un sassolino dalla scarpa facendo trapelare qualcuna delle sue opinioni riguardo alle capacità di scrittrice e di inventiva della Meyer.

L'intervista in inglese la potete leggere qui, io vi cito alcuno passi e ringrazio Fed per la traduzione:

SK: "The real difference is that Jo Rowling is a terrific writer and Stephenie Meyer can’t write worth a darn. She’s not very good."
"la vera differenza è che Jo Rowling è un'ottima scrittrice e Stephenie Meyer non è in grado di scrivere un accidenti (io tradurrei 'una beneamata minchia' NdFede). Non è per niente brava"

SK: "it’s very clear that she’s writing to a whole generation of girls and opening up kind of a safe joining of love and sex in those books. It’s exciting and it’s thrilling and it's not particularly threatening because they’re not overtly sexual."
"E' chiarissimo che sta scrivendo per un'intera generazione di ragazzeche si avvicinano a un'idea rassicurante di amore e sesso. Emozionante ed eccitante, ma non particolarmente minaccioso perché non apertamente sessuale"

Che dire. Ho cercato di farmi un'opinione su questa faccenda ma onestamente non ci sono riuscita. Se da una parte è vero che, stringendo, King non ha fatto altro che dare voce a ciò che molte persone pensano della Meyer e del suo successo ingiustificato, dall'altra il sognor King mi fa pensare che stia come dire, rosicando. Anche se è una cosa che non ha senso perchè non parliamo proprio dell'ultimo degli scrittori nè per vendite nè per spessore. Davvero ha bisogno di certe affermazioni per rimbalzare in mezzo web? Infondo, non può ignorare che al momento, se la Meyer starnuta, lo vengono a sapere in Australia e in Papuasia.

Dunque perchè? Si, ok, è stato interpellato e, si sa, a domanda precisa si risponde con precisione. Eppure... c'è qualcosa che mi ha dato fastidio nel tono di King. Forse quel tocco di presunzione che, di norma, abbonda sulla bocca degli invidiosi. Perchè, oggettivamente, il successo della nostra a chi non farebbe invidia per come è stato raggiunto?
A me hanno insegnato che l'indifferenza è la migliore delle armi...forse, a non dare peso alla questione Meyer, le si sarebbe evitata tanta pubblicità gratuita. Voi che dite?

Cambiando argomento, sul fronte letture, ho iniziato Gli Ultimi Incantesimi di Silvana De Mari e devo dire che il libro già mi piace molto. Purtroppo Marco Davide con La Lama del Dolore e Ester Manzini con L'Abbraccio delle Ombre non hanno avuto eguale fortuna. Spero di riprenderli in mano più in là. :)