giovedì 2 luglio 2009

Sanctuary- Considerazioni sparse


Sanctuary
, la raccolta italiana di racconti fantasici a cura di Luca Azzolini, è almeno tre cose insieme:

Beneficienza: i ricavati delle vendite verranno devoluti in beneficienza alla fondazione ABIO: associazione che da 30 anni si dedica all’accoglienza dei bambini e degli adolescenti in ospedale, e al sostegno dei loro genitori.

Collaborazione e partecipazione: non solo 12 noti autori italiani hanno accettato, pur nella loro diversità stilistica e produttiva, di cimentarsi insieme su un'ambientazione condivisa, ma un concorso aperto a tutti gli aspiranti scrittori ha permesso a un lettore di diventare il 13esimo autore della raccolta. Se non è una novità questa, in italia...

Urban fantasy: fortunatamente non è una novità assoluta come sottogenere tra gli autori italiani ma Sanctuary è, nel complesso, un'ambientazione diversa e originale nel panorama dei temi nostrani.

Basta tutto questo a fare di Sanctuary un capolavoro? Bhè, onestamente no. L'intento è lodevole, l'iniziativa pure, ma molti racconti non sono all'altezza e manca, a mio parere, il senso "complessivo" di raccolta. L'attacco e la chiusura affidati al curatore Azzolini, non bastano a creare organicità: i racconti rimangono a se stanti e non contribuiscono a restituire un'idea di fondo dell'antologia. O almeno, io non l'ho trovata evidente.
Inoltre la Sanctuary che appare, pur in 13 racconti diversi, è praticamente sempre la stessa. Capisco che nell'immaginario collettivo urban fantasy= città inquinata, degradata, pericolosa, decadente e promiscua, ma possibile che a tutti gli autori e a tutti gli aspiranti autori sia venuto in mentee di mostrare sta benedetta città solo in questi aspetti?? Ok, la metropoli ha spesso accezioni negative, carica di una umanità caotica che si muove verso il baratro dell'involuzione e della violenza, ma solo questo? Magari è una scelta editoriale precisa, ok, ma personalmente mi è pesato un pò non cambiare praticamente mai contesto da un racconto a un altro.

Passiamo ai racconti. Ce ne sono due o tre che mi sono piaciuti molto altri meno. La maggior parte delle mie impressioni si basa sul "clima" che i racconti sono riusciti a creare, al coinvolgimento anche emotivo che hanno suscitato.

La Casa dei millepiedi di Pierdomenico Baccalario: *** Il mio preferito in assoluto, per il linguaggio, per il ritmo, e per il finale. La sua visione di Sanctuary e del controllo sulle persone è di certo l'idea migliore del racconto come pure l'atmosfera che è riuscito a creare.

La fabbrica delle Leghe perfette di Troy Cassini: ** Bello ma un pò scontato sul finale :(

Le colpe dei Padri di Franco Clun: * Pesante e prolisso. Non mi è piaciuta la storia nè il modo con cui l'ha conclusa. Non sono riuscita a "entrare" nel racconto, nella sua anima.

Le storie che nascono in questa città di Francesco Dimitri: ** Un racconto coerente e ben ritmato sebbene molto molto molto legato all'approccio dimitriano al mondo. Un pò di varietà tematica non sarebbe guastata!

Anobium di Francesco Falconi : ** Molto intrigante il personaggio femminile protagonista di un racconto molto diverso dalla solita produzione di Falconi, di certo uno di quelli che resta più in mente a libro chiuso. L'unica pecca del racconto è il suo essere un pò "sbilanciato" sull'inizio, con un finale un pò rapido rispetto all'aspettativa creata.

Mirror Blues di Fabrizio Furchì : * L'esordiente di Sanctuary mi sembra un pò spiazzato. Il linguaggio non sempre è all'altezza, o meglio è all'altezza per catturare l'attenzione con figure ad effetto ma non di trattenerla, la storia poco convincengte. Furchì sa caratterizzare bene i personaggi ma non riesce a tessere una trama che riesca a vivere senza il ricorso a immagini o frasi ad effetto. Il ritmo si salva un pò ma personalmente il racconto mi ha deluso.

Il ditirambo di samarat di Michele Giannone : * Racconto partito bene ma poi, onestamente, sul finire ha perso parte della sua originalità. Un compito in classe svolto bene ma che non ha moltissima anima.

Angeli e uomini di Cecilia Randall : *** Dopo quello di Baccalario questo è il racconto che mi è piaciuto di più. Chiaro nell'andamento, ben ritmato e capace di reggere, sul finale, le aspettative create. Bella l'atmosfera e accattivante il personaggio pricapale, la misteriosa e spietata Lily.

Foresta Perduta di Eagle Rizzo: * scontato e un pò monotono nel linguaggio e nel ritmo anche se è l'unico racconto davvero a lieto fine tra tutti e con un accenno di romanticismo.

Redenzione di Antonia Romagnoli : * Vale quanto detto per Clun: un pò troppo freddo e prolisso come racconto. NOn mi ha preso :(

Saint Vicious di Luca Tarenzi: *** Pure questo mi è discretamente piaciuto. Oddio, il tema affrontato non è che sia dei più originali, ma quantomeno il racconto non è autoreferenziale e ha un messaggio di fondo che in altri non s'è proprio visto. Mi ha divertito e mi ha mostrato qualcosa di diverso rispetto agli altri racconti.

L'inizio di ogni fine e la fine di ogni inizio di Luca Azzolini : ** Avevano l'ingrato compito di aprire e chiudere l'antologia quindi è difficile esprimere un giudizio. Il racconto di apertura non è male per nulla, ma quello di chiusura è un pò troppo vago. Non sono neppure certa che sia riuscito efficacemente a chiudere il libro...


Ah, dimenticavo. L'introduzione di Altieri, l'autore della Trilogia di Magdeburg. Domanda: ma voi l'avete capita??? Ora, di certo sono ignorante io, ma a un certo punto il delirio citazionale e autoreferenziale del buon Altieri mi ha dato alla testa e non ho capito che ci azzeccasse Sanctuary in questo sfoggio di sè.


mercoledì 1 luglio 2009

Toc toc...


Più di un mese che non aggiorno il blog, riuscirò a riprendere il ritmo? Non lo so. Certo sarebbe utile riprendere a leggere con maggiore assiduità visto che in tutto questo tempo ho letto SOLO due libri!!! Pazzesco!! Si tratta di Estasia 3 di Francesco Falconi e di Sanctuary di Azzolini e soci.
Due letture molto piacevoli, sebbene profondamente diverse.

Ora sono alle prese con La Valle degli Eroi di Jonathan Stroud e ho comprato anche Coraline di Gaiman. Ci credete che non sono morta fulminata nel toccare la copertina di quest'ultimo?? Ora non resta che leggerlo e poi, perchè no, passare al film.

Non avrò letto molto ma, in compenso, mi son gustata le tre serie di Battlestar Galactica, telefilm di fantascienza remake e aggiornamento della serie Galactica del 1978. Che dire: ringrazio Tanabrus, e altri, che me l'hanno fatto scoprire! E' una serie sorprendente, per trama, per ritmo, per temi e per regia. Se riesco ne parlerò più diffusamente ma prima vorrei gustarmi la quarta e ultima serie (già solo QUATTRO serie, non è fantastico??) in arrivo su questo pc anche se con i sottotitoli.... :)

Oh, per ora è tutto ma io ci sono, ah se ci sono!


mercoledì 20 maggio 2009

Ragazze Lupo- Recensione?


Era un pò di tempo che volevo leggere questo libro, da quando lo avevo visto comparire sugli scaffali delle librerie e dopo averne letto qualche commento in rete.
Solo che forse, nella fretta, nn devo aver letto attentamente le recensioni in questione, perchè non avevo miimamente intuito che Ragazze Lupo di Martin Millar fosse un libro ironico, un pò da presa in giro dei clichè del fantastico in chiave licantropa.
E non avendo compreso questo dettaglio, potete ben immaginare come io abbia vissuto le avventure di una manica di licantropi modaioli, dipendenti dal laudano, depressi, rockettari e poi orde di fate fissate con i tacchi a spillo o con gli anfibi e amenità di questo tipo... male, l'ho vissuta molto male!

Dalla quarta di copertina: Kalix ha diciassette anni ed è una ragazza ribelle, una ragazza lupo. Ricchissima e nobile, ultima discendente della più antica dinastia di licantropi scozzesi, i MacRinnalch, ha trasgredito le regole della famiglia innamorandosi di Gawain, giovane lupo mannaro di umili origini, e adesso si nasconde, inseguita dai sicari, tra le strade di Londra. Vestita di stracci e magrissima ai limiti dell'anoressia, per tenersi su sorseggia del laudano da cui ormai è dipendente. Certa di aver tagliato per sempre i ponti con la sua famiglia, Kalix si troverà suo malgrado coinvolta nella lotta per la successione alla reggia dei MacRinnalch, circondata da una serie di personaggi stravaganti: sua sorella, una stilista di tendenza dotata di poteri magici, le cugine, dissolute musiciste della scena punk londinese, e due giovani umani, studenti universitari, che si prenderanno cura di lei, ammaliati fin dal primo istante da questa creatura straordinaria. Ambiziosi, romantici e ribelli, i giovani licantropi di Martin Millar si muovono con scaltrezza in una società contemporanea, ricca di conflitti, e proprio come i ragazzi di oggi dimostrano di aver capito il valore assoluto dell'amicizia e della solidarietà oltre ogni altra cosa.

Ora, a parte il mio piccolo problema iniziale, quello che non mi è piaciuto del libro è che, pur ammettendo che si tratti di un libro che ispiri all'ironia, evidentemente Millar usa una tecnica a me sconosciuta perchè, personalmente, non l'ho capita. O forse è mancanza di senso dell'umorismo, potrebbe essere...
Sta di fatto che il libro, che si prende molto sul serio per essere un testo giocoso, non ingrana mai davvero. Si è sempre nell'attesa che qualcosa di sensato accada, e fidatevi che ci ho sperato con tutta me stessa. Fino all'ultima pagina che ha definitivamente messo una pietra sopra le mie speranze.
Il libro mi è risultato irritante, non in grado di suscitare ilarità, figuriamoci una qualche emozione. I personaggi "macchietta", dalla fata potentissima fissata col guardaroba, all'erede licantropo dalle tendenze drag queen, la licantropa darkettona depressa con manie suicide (si tagliuzzava quando le finiva il laudano) onestamente non fanno ridere, fanno un pò pena.
Anche perchè Millar non ha una grande varietà di soluzioni per definire lo spessore di questa manica di matti, anzi, ripete ossessivamente sempre le stesse frasi quando parla di loro, e la psicologia non sa neppure cosa sia.
E che dire della trama?? Effettivamente, qual è il nocciolo della trama? Per buona parte del libro si ha l'impressione che tutto dipenda da Kalix, la depressa, ma poi in realtà il nodo della storia è più complesso e il fatto che per 100 pagine Millar ci ha torturati con la "specialità" di Kalix in tutta la vicenda, non aiuta ad accettare meglio il cambio di prospettiva. Perchè poi, che ruolo eccezionale gioca lei???
Millar rimane sempre in bilico tra estrema "presa sul serio" della storia ed estrema leggerezza con una inevitabile mancanza di identità precisa: che libro è Ragazze Lupo? Un testo che ironizza sul genere come Pratchett?? Magari! Pratchett è coerente e tiene lo stesso registro per tutti il libro mentre Millar no. A tratti crede, e vuol fare credere, di essere alle prese con un testo d'azione a tratti un pò drammatico, altre volte si sposta su una leggerezza davvero inconciliabile col resto.
Registri diversi, quindi, che non permettono di inquadrare l'identità di questo libro. E, personalmente, se non capisco con cosa ho a che fare, non riesco ad apprezzarlo.
Altra nota ingannevole, secondo me: la copertina. Bellissima, evoca mistero, atmosfere gotiche e segreti da svelare. Ma non era meglio una copertina un pò meno "che se la tira", visto che dentro non c'è l'ombra di quegli elementi lì???

Vabbè, credo di aver detto tutto :P
Ah no, ancora una cosa, sto leggendo in questi giorni Estasia 3...

lunedì 18 maggio 2009

Il Silenzio di Lenth- recensione


Sono mesi un pò turbolenti in cui ho scoperto una cosa terribile: non sono più multitasking!!! Non so nè come nè dove io abbia smarrito la capacità tutta femminile di fare 200 cose insieme, ora mi trovo a non riuscire nemmeno a concialiare le ore di lavoro con il tempo per un buon libro!! Tempo un anno e sarò come i maschietti: una cosa per volta, plis, sennò mi perdo i pezzi...
Vabbè, battute sceme a parte, ho fatto un sacco di cose fantasy in questo periodo e spero davvero di riuscire a recuperare il tempo perduto, prima o poi. Io mi impegnerò, promesso!
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Una delle cose che sono riuscita a fare, complice le ore passate sui mezzi pubblici e complice la gradevole lettura, è iniziare e finire l'opera prima di Luca Centi Pizzutilli che i frequentatori di questo blog conoscono come LucaCp. Considero Luca un amico e questo rende il mio punto di vista sicuramente di parte ma l'obiettività, caro Luca, Mirtilla non la perde nemmeno in questa occasione, quindi... siediti e stai tranquillo!!

La storia come da quarta di copertina:
Sono passate ore da quando Hertha del clan Fyerno e Kaas, il Sommo Sacerdote di Lenth, hanno intrapreso quel sentiero scosceso. La fatica li ha quasi sopraffatti; non possono permettersi di restare in quel luogo, quello è l'Esterno, abitato da creature malefiche contro cui i loro incantesimi non possono nulla. Sulla via del ritorno, però, hanno sentito in lontananza il pianto di un neonato e sono accorsi a salvarlo. Per Hertha, che fin da giovane non ha dimostrato di possedere le doti per diventare mago, il segno sulla fronte del piccolo non è che una macchia scura, ma Kaas lo ha subito riconosciuto: quello è un frigie, un simbolo magico, e il neonato è l'Eletto, l'incarnazione di Kexan, il dio che lui e la sua gente hanno temuto e odiato, e che pensavano sconfitto per sempre. Dopo aver fatto ritorno al villaggio, il Sommo Sacerdote mostra il fanciullo ai dieci del Consiglio Dominante e tutti si mostrano sconcertati e impauriti. Il bambino-dio deve essere eliminato. Ma grazie a uno stratagemma Kaas riesce a mantenere in vita il piccolo, a cui ha dato il nome Windaw. Una visione notturna, infatti, gli ha mostrato l'imminente invasione delle loro terre per mano dei terribili stregoni di Tarass, che solo la forza divina dell'Eletto può fermare. Sarà lui a custodire la Pietra Alchemica che i malvagi stanno cercando e a riportare la pace e il silenzio nella verde Terra di Lenth.

In verità questa quarta di copertina non è proprio esaustiva, perchè la storia non parte da Lenth e fidatevi che non è un dettaglio di poco conto e perchè, per come appare da qui, si tratta della solita storiella col fanciullo dal nobile destino scritto nelle profezie che, in un momento della sua vita coincidente col passaggio dalla fanciullezza all'età adulta, si imbarca nell'impresa della sua vita con l'amata al fianco.
Bhè, è vero che una profezia c'è, è vero che un destino molto particolare per il protagonista Windaw c'è, ed è pure vero che l'età adulta arriverà con forza traumatica nella vita di Windaw. Ma il libro offre degli spunti molto interessanti pur partendo da un sostrato fantasy già noto.

Cosa mi è piaciuto del libro? Il Silenzio di Lenth mi ha dato subito l'impressione di un romanzo con un chiaro
obiettivo in testa: l'autore sa precisamente dove andare a parare e fa in modo di condurci precisamente dove vuole lui. Ciò influisce anche col ritmo complessivo del libro che, tolta una prima parte un pò convulsa di cui dirò poi, scorre bene in un'alternanza di punti di vista e di situazioni che contribuisce a coinvolgere il lettore.
Il pregio del Silenzio è il porre molta cura alla trama, ovviamente, ma anche al tratteggio dell'ambientazione, della cultura di Lenth, con quel sistema di valori e di "credenze" che influiscono pesantemente sull'agire delle persone e che determinano conseguenze importanti nella gestione complessiva di un intreccio. Centi attinge a piene mani alle caratteristiche di genere (ma perchè li chiami maghi se sono più sacerdoti che maghi??), ma riesce a mescolare il tutto creando una trama originale con un intreccio capace di rovesciare, nel finale, tutto quello che si dava per assodato, e capace, soprattutto, di tenere alta l'attenzione del lettore.

Mi è piaciuto molto, inoltre, il modo di intendere la divinità. Di dei nei libri fantasy e fantastici ce n'è sempre una varietà estremamente variegata, da quelli che non interferiscono ma sono presenti nella cultura del popolo, quelli che forse ci sono forse no, quelli che usano la razza umana come terreno di scontro... e a Lenth ci sono anche quelli che fanno ben di peggio, e non dico altro sennò spoilero! E poi lo stile, bello asciutto e non troppo arzigogolato, precisamente come piace a me!
Oh, ma allora è perfetto questo libro?

Bhè no, a mio parere su qualcosa il Silenzio di Lenth un pò scivola.

La parte iniziale, ad esempio, diciamo le prime 50-60 pagine, sono molto convulse poichè giocate in rapidissima successione, sull'alternarsi del sonno veglia, realtà-sogno, di ben 4 personaggi. Devo ammettere che in certi passaggi per capire se si trattasse di sogni o eventi reali, ho dovuto rileggere. Forse, come apertura di un libro, per non far confondere il lettore o peggio, per non farlo scoraggiare, avrei optato per uno svolgimento narrativo meno sincopato. Ma si tratta di un gusto mio, eh.
Altro nodo, la caratterizzazione, anche psicologica, dei personaggi. Ho avuto spesso l'impressione che l'autore usasse i personaggi per mandare avanti la storia, preponendo lo svolgimento della vicenda ai suoi attori. Con molta dell'attenzione messa sulla trama e sulla sua coerenza, i personaggi sono "scivolati" in secondo piano, tanto che emotivamente parlando essi non mi hanno coinvolto moltissimo, certo non al pari dal coinvolgimento che è stato capace di creare l'autore a livello di storia. Persino le morti, non poche, che costellano il libro, mi sono apparse "mali necessari" da archiviare per andare avanti e al di là di un pò di sconcerto per la prematura dipartita, non è che ci sia stato altro.

Insomma, lo consiglio o no questo libro? Ovviamente si! C'è un pò di fantasy classica, c'è l'avventura, c'è il mistero, c'è l'essere umano alle prese con il disvelamento del sè e del proprio ruolo nel destino del mondo, e, soprattutto, c'è una vera ambientazione che non è sempre così scontata come cosa. E' un libro di esordio e, come tale, qualche ingenuità ce l'ha (vedi sopra) ma, nel complesso, è una lettura che avvince , che tiene alto l'interesse del lettore, e che dimostra come elementi ricorrenti di genere non portino inevitabilmente verso storie che si somigliano tutte.
A mio modesto parere, Il silenzio di Lenth si colloca molto meglio di decine di altri titoli d'esordio nel panorama del giovane fantasy nostrano. Ora non vi resta che provare così mi dite cosa ne pensate!

martedì 7 aprile 2009

Quando la terra d'Abruzzo trema


Alle 19.45 di oggi, anche i nervi di Mirtilla hanno ceduto sotto l'ennesimo colpo di terremoto. Qui a Roma continuiamo a sentire echi di ciò che accade a L'Aquila e dintorni però per me che sono abruzzese la cosa si fa un pò più complicata. Ok casa mia è a posto, i miei sono al sicuro in una zona non colpita, almeno per ora, eppure... è che noi abruzzesi non ci siamo abituati a vedere il nome della nostra regione su ogni tiggì. Non siamo abituati a sentirci chiamare, indicare o soccorrere.

Da noi non succede mai nulla di eclatante (a parte i consigli regionali che si dimettono per corruzione ma, tant'è, è pur sempre Italia...), non abbiamo una mafia con nome e cognome, da noi non si fanno i G8, da noi non sbarcano centinaia di migliaia di immigrati, da noi ci sono le manifestazioni nazionali dei sindacati, e da noi manco la monnezza si accumula (per fortuna, eh).
In Abruzzo si viene per mangiare la porchetta (non me ne voglia Ariccia ma diciamolo, la nostra vince su tutti i fronti...), gli arrosticini, il pesce e per il vino rosso; si viene per il mare e per la montagna, per la neve e per i piccoli borghi medievali. Una volta qualcuno ci venne a girare un film fantasy: Lady Hawke a Rocca Calascio.
In Abruzzo si viene per visitare i parchi e vedere l'orso marsicano, per visitare le chiese e per passare qualche ora con gente gioviale e accogliente.

Siamo taciturni noi abruzzesi a volte anche un pò scostanti, ma abbiamo il cuore tenero. Siamo come la pietra della Majella, che è bianca e porosa e morbida. Eppure sta lì da migliaia di anni, nulla la scalfisce, nulla la rovina. Noi siamo così, gentili ma solidi, riservati ma generosi.

Questa sciagura la viviamo così con incredulità e rassegnazione, forse anche con un sorriso amaro sulle labbra: non succede mai nulla da noi, a malapena gli italiani sanno distinguere il Molise dall'Abruzzo, e guarda un pò per cosa tocca farci conoscere! Adesso lo sanno tutti, dove stiamo.

Non ci siamo abituati, ai riflettori, alle grandi tragedie o ai grandi fasti. Non siamo abituati al clamore della morte, ai gridi di dolore della nostra gente. Non ci capita tanto spesso di ascoltare il nostro dialetto in tv raccontare di sofferenza e desolazione. Non ci siamo abituati, IO non ci sono abituata. E non mi ci abituerò mai.
Finirà, chissà quando e chissà come, ma finirà. E allora ci rimboccheremo le maniche e faremo quello che sappiamo fare meglio da abruzzesi e da italiani: guardare la montagna che abbiamo di fronte, e iniziare lentamente e inesorabilmente, a scalarla. Verso la vetta.

lunedì 23 marzo 2009

Watchmen film- commento


Finalmente, dopo settimane di imprevisti e impegni vari, ieri sera io e Rob siamo andati al cinema a vedere Watchmen. Ora, che io mi impelaghi in una recensione sull'adattamenti cinematografico della mitica grafic novel di Moore, mi sembra quantomeno complicato visto che il fumetto non l'ho letto, e pure l'avessi fatto, non sono una grande esperta in materia. Eppoi c'è chi ha detto molto meglio di me cos' ha di bello, di brutto e di diverso il film rispetto al fumetto, trovate qui e qui un paio di esempi.

E io che posso fare? Dall'alto del mio digiuno fumettistico, posso semplicemente dirvi che Watchmen film, a 24 ore di distanza, non me lo sono ancora levato dalla testa. E' come essersi tuffati per qualche istante in una visione del mondo e della complessità dell'esistenza talmente tanto oltre, che faccio fatica a riallinearmi con la realtà (no, non sono Miss Manhattan, tranquilli).

Sapevo che si trattava di una storia complessa, spacciata per essere molto supereroica ma, come da buona tradizione mooriana, in realtà molto più sfaccettata di quanto si possa immaginare.
Ammetto di essere rimasta spiazzata per quanto questa sfaccettatura fosse destabilizzante e coinvolgente. Ma questo è merito di Moore, non certo del buon Snyder, regista del film. Merito di Moore è di aver avuto molti anni fa, la capacità di parlare all'uomo dell'uomo attraverso la metafora dei supereroi, la capacità di indagare così bene la psiche dei personaggi, da averli resi ben oltre l'eroismo. Grandioso il modo con cui i "supereroi" di Moore, lottano e vivono a cavallo tra il bene e il male, perfettamente consci dei meccanismi, delle debolezze e della forza, dell'agire sociale umano. Ma come usano tutto questo? Pro o contro gli uomini? Difficile dirlo.

Ok, ma il film? Personalmente mi è piaciuto molto. Buono il ritmo, convincentissimi gli attori (spec. il Comico!!), colonna sonora assurda e molto accattivanti, ma senza strafare più del lecito, gli effetti speciali. So che la pellicola è praticamente la trasposizione del fumetto, con tanto di lotti di dialoghi letteralmente copia incollati, come pure certe inquadrature (un pò come accadeva in 300, sempre di Snyder), ma non so valutare quanto la cosa sia infastidente non avendo letto il fumetto. A volte si è accusato il regista di poco coraggio, di poca personalizzazione, ma... Adattare per il cinema un fumetto così complesso, e tra l'altro oggetto di reale fanatismo da parte di molti, non è facilissimo. La tentazione di replicare testi e immagini di un'opera che già di per sè è molto visiva (non come un libro...), e poi visiva a livelli molto alti, è assolutamente normale. Non è piaggeria o mancanza di coraggio, è riconoscere l'estrema e innata cinematograficità di certi fumetti che non hanno alcun bisogno di essere stravolti.
Ma le mie sono illazioni, concedele a una povera ignorante ^__^'

Certamente è un film lungo, molto lungo, certamente gli avanti e indietro temporali mi stavano facendo venire il mal di testa, ma nel complesso vedere il film è stata un'esperienza estremamente particolare. Quando leggerò il fumetto (che, a occhio e croce, sarà il mio primo fumetto visto che non ho mai letto manco Topolino), capirò se davvero l'ho vissuta tutta, o se manca ancora qualcosa.

Infine, ringrazio pubblicamente il pubblico che sedeva al Vis Pathè di Roma est, spettacolo delle 17.50: nessuno si è alzato per andare via, nessuno ha riso, nessuno ha bestemmiato ma tutti si sono sciroppati il film (proiettato senza manco una pausa!!!), senza infastidire nessuno. Dopo i racconti di molti amici funestati dalla presenza di maleducati che pensavano di stare a guardare il classico film a base di voli, risate e scazzottate supereroiche, io nutrivo una certa ansia.
Ma per fortuna mi è andata bene!!

giovedì 19 marzo 2009

Rece si, rece no


Vi siete mai chiesti se ad amare/odiare un libro, siate soli nell'universo? Siete curiosi di sapere quanto il vostro parere sia condiviso oppure no? E' possibile captare l'opinione comune su un libro, attraverso i giudizi alla recensioni???

Ecco, se siete come me, sfrugugliare su anobii alla ricerca di come sono stati votati i vostri commenti ai libri, con pollice su o pollice giù, diventa un passatempo molto divertente.

Mi sono accorta solo oggi che anobii ha reso più chiara una simpatica funzione che permette di vedere quanti voti negativi e positivi hanno ricevuto i commenti dei libri in libreria.
La cosa non ha valore statistico, ok, ma qualche curiosità carina, emerge. Impossibile interpretare il dato perchè manca una condizione fondamentale, ovvero sapere in base a cosa è stato espresso un giudizio, se sulla adeguatezza e completezza della rece in sè, o su quanto quella rece sia in accordo o disaccordo col parere dell'utente ma di cose simpatiche saltano fuori. Ho preso qualche esempio, sono i libri più votati.

Gli inganni di Locke Lamora 10 : 10 sì, 0 no
Wow, gli Inganni hanno riscosso un sacco di successo. Considerando che la mia rece non era semplicemente positiva, ma era ENTUSIASTA, ne deduco che ci sono moltissimi entusiasti del capitolo primo di Locke.

Pan 7: 9 sì, 2 no
Anche qui, la rece era abbastanza favorevole e in molti pare ci si siano ritrovati. Mi piacerebbe sapere se i due voti negativi siano stati attribuiti alla parte più pro o più contro, della stessa.

I dannati di Malva 15 : 19 sì, 4 no
Qui è facile. La mia rece era negativa e quindi chi le ha dato pollice su, vuol dire che la pensava esattamente come me. Mica pochi, eh!

Il nome del vento 4 : 4 sì, 0 no
Qui pure è agevole. L'opera prima di Rothfuss, sebbene i numeri dei suoi fan italici nn siano probabilmente tanti quanti quelli di altri autori, segna un plebiscito a favore di Kvothe.

A me le guardie! -3 :0 sì, 3 no
Io Pratchett lo detesto quindi il mio stringatissimo parere negativo, non ha incontrato il favore di chi vi è incappato. Avevo messo in conto che potessero essere di più, mi è andata bene!

La prescelta e l'erede -2 : 2 sì, 4 no
Me lo aspettavo. La rece metteva a confronto questo libro con il primo e, a mio parere, non c'è paragone. I fan della Carey non sono d'accordo...

Estasia1 3 : 9 sì, 6 no
Il mio commento non era positivo e in molti la pensano come me, ma molti altri hanno apprezzato di quell'opera proprio quello che a me non andava giù. E i voti rispecchiano bene la cosa.

Ora le interpretazioni più complicate, fatalità su autori italiani molto amati.

Prodigium 4 : 10 sì, 6 no
La rece era alla fine equilibrata, con focus sui punti a mio parere positivi e sui punti negativi. Difficile capire quei 6 no. Fondamentalmente il parere era favorevole, quindi, se il voto è stato dato al "senso complessivo" della rece, allora la mia opinione non è condivisa e nei lettori prevale l'accento sulle cose negative.

La Ragazza Drago 1 :6 sì, 5 no
Stesso dicasi per la Ragazza Drago. Rece equilibrata ma tutto sommato positiva. Ne deduco che la mia visione non sia stata precisamente apprezzata....

Estasia2 -3 :4 sì, 7 no
Rece tutto sommato equilibrata ma positiva e anche qui, decisamente stroncata! Ma piace o no questo libro??

Ok, cosa ne traggo da 'sta cosa??

In realtà poco o nulla, perchè, come ho già detto, mancano premesse interpretative fondamentali.
Però una cosa è chiara: le nostre librerie virtuali replicano uno spaccato del sentire condiviso della comunità.
Non è un caso che le recensioni numericamente più controverse siano su libri di autori italici. Il fantasy nostrano è un'esperienza recente che suscita animati dibattiti sulla sua qualità, mentre la produzione estera, più matura e pure più varia, suscita pareri più netti, pro o contro. Più o meno quello che accade nella mia libreria...

Sul fronte più propriamente recensorio, scorrendo anche gli altri voti conseguiti, mi accorgo che le rece più chiaramente "schierate" pro o contro, sono quelle maggiormente votate, mentre quelle equilibrate non riscuotono molti voti, e se si, c'è sempre un testa a testa.
Probabilmente c'è del vero in questo atteggiamento: se un lettore cerca opinioni che confermino o scoraggino un'intenzione di lettura, ha bisogno di una rece chiara, senza troppi giri di parole (praticamente sono logorroica!!)

E le vostre librerie come stanno messe? Riscontrate voti inattesi?? Rispecchiano l'atmosfera che avvertite attorno a certi libri oppure no?