mercoledì 16 luglio 2008

L'ombra dello scorpione- Recensione


Ieri ho finito il mio primo libro di Stephen King: L'ombra dello scorpione. L'ho comprato diverse settimane fa, come qualcuno ricorderà, e non mi era masi successo di metterci tanto a leggere un libro di 900 pagine. Follett, che a logorroicità equivale King, l'ho letto con maggiore scorrevolezza.

Ma King va gustato, va sorseggiato, va letto lentamente affinchè tutte le immagini che costruisce con dovizia di particolari, si imprimano bene nella mente del lettore. Credo che la descrizione del passaggio di Larry nella galleria di New York, e il suo avanzare tra cadaveri di ogni genere al buio, non la dimenticherò tanto facilmente.

La trama è abbastanza semplice: un virus letale sfugge al controllo dell'esercito americano e si diffonde in tutti gli stati uniti a velocità impressionante. I sintomi sono quelli di una banale influenza ed per questo che all'inizio è impossibile per la gente comprendere la pericolosità del virus. Il 99 percento della popolazione della terra non sopravvive. Solo l'1 percento degli esseri umani, naturalmente e incomprensibilmente immuni al virus, continuano a vivere su una terra paralizzata nella morte. Niente elettricità, niente tv, niente automobili, solo strade ingombre di fuggiaschi colti dalla morte in viaggio, negozi vuoti e case abbandonate, bare silenziose che custodiscono i cadaveri di famiglie intere.
C
osa accade a una umanità così prostrata? Fa quello che fa sempre in questi casi. Si scinde tra bene e male, tra la religiossissima e vecchissma veggente Mother Abagail, e l'uomo nero Randall Flag, il Signore delle tenebre. I sopravvissuti si radunano attorno a l'uno o all'altra, riprodendo due modelli di socialità diversa, una più "comunitaria" e democratica, l'altra più dittatoriale e fondata sulla paura e sulla violenza. Lo scontro tra i due gruppi si fa inevitabile.

E' il primo libro di King che leggo, diciamo che l'ho appena assaggiato, perciò vi dico solo quello che mi è piaciuto e quello che nn mi ha convinto da niubba.

Mi è piaciuto lo stile del Re, la sua capacità di tessere trame, di tratteggiare caratteri umani, nelle loro debolezze e nelle loro fragilità; mi ha colpito la facilità con cui l'autore alterna i punti di vista di personaggi molto diversi tra loro. Eppoi la desolazione. La descrizione lenta, minuziosa, fatta emergere dalla quotidianità che viene stravolta dalla catastrofe, crea quella tensione latente che mette la giusta dose di angoscia in chi legge. Le strade deserte si vedono non si leggono semplicemente, l'assoluta alienazione delle persone di fronte all'assenza di leggi e di regole la si respira nelle avventure di ognuno di loro.
Ho amato particolarmente due personaggi. Nick Andros, il giovane sordo muto cui King riserva il ruolo che la letteratura classica storicamente riservava ai menomati: la possibilità di vedere oltre, di sentire oltre i sensi, e di guidare gli altri.
E poi Glen. Il razionale, colui che mostra di conoscere l'animo umano meglio di tutti; la sua logica, la sua lucidità, nonchè il possibilismo e il coraggio, me lo rendono un personaggio molto caro. E' alla sua bocca che Kinga affida le riflessioni religiose e filosofiche del suo testo, è grazie a Glen che si fa strada l'idea dell'autore su come l'umanità azzerata e bisognosa di credere in qualcosa, sia ri-disposta ad accettare il senso del magico, del divino, dell'imponderabile come elemento concreto, cui affidare la vita.

Cosa non mi è piaciuto? Bhè, l'Ombra dello Scorpione non è che sia tutta questa originalità. Cioè, mi aspettavo un colpo di cosa sul finire, uno spunto inaspettato, forse una modalità diversa di riproporre una riflessione molto nota. Che il male per il genere umano sia nella "civiltà", nell'organizzazione, a svantaggio di uno stato di natura ideale, non è che sia tutta questa innovazione e, tra l'altro, come punto di arrivo era assolutamente intuibile dalle prime pagine del libro. Insomma, il fatto che, anche col nemico annientato, gli uominii inneschino dei meccanismi naturali di generazione del male (valutato come innato), è un pò abusata come idea.
Questa nota dolente inficia parecchio il mio giudizio perchè la bravura di King nel tessere l'ansia, l'attesa, l'aspettativa per il grande epilogo, viene disattesa da un finale un pò troppo lineare, prevedibile.

Ma forse è colpa dell'età del libro. L'Ombra è stata pubblicata per la prima volta nel 1978 e la carica innovativa di questo romanzo risiede anche nell'epoca in cui è stato pubblicato.

9 commenti:

sauron era un bravo artigiano ha detto...

lieto di vedere che in linea di massima non ti è dispiaciuto. Secondo me è un librone, di quelli che rileggo periodicamente (a proposto, sarà almeno un paio di anni, ora di fare il richiamo).

Quanto ai finali, magari qualcuno la pensa diversamente, ma secondo me ti devi abituare : king ci casca sempre (beh, quasi, insomma, spesso).

Personalmente attribuisco la cosa al fatto che scrive di getto. Nel suo saggio sulla scrittura racconta che butta giù la storia senza avere prima un'idea definita delal trama. Questo significa personaggi affascinanti, avvenimenti straordinari ma, quando arriva il punto di radunare le storie e concludere si trova un po' a non sapere che pesci pigliare, chiudere alla meno peggio e deludere un po'.

imp.bianco ha detto...

Ah Randall Flag ne combina una più del diavolo... XD
X-Bye

Valberici ha detto...

Quoto Sauron sui finali :)

Certo però che iniziarsi a King subito con l'Ombra dello scorpione. :(

Fortuna che sei una lettrice esperta e "collaudata". :)

Mirtillangela ha detto...

@sauron: davvero te lo rileggi ogni anno??
Per la faccenda dei finali ok, non lo sapevo che King avesse questa abitudine! Me ne farò una ragione sè il suo marchio di fabbrica e chiuderò un occhio gustandomi quello che viene prima ^_^

@imp: si, vero! Solo che...insomma, poi si perde in un bicchiere d'acqua!

@val: e pensa che era anche la versione estesa con 400 pagine in più!!!!!!!!!! Sono proprio una masochista :P

sauron era un bravo artigiano ha detto...

beh, rileggerlo ogni anno, no. Ma c'è una serie di libri cui attingo quando magari sono stressato e voglio leggere qualcosa di bello e familiare e poco faticoso. Qualcosa che so già che mi piace e con cui non devo nemmeno fare la fatica di seguire la trama con attenzione perchè tanto la conosco già.
Ecco, "L'ombra dello scorpione" è uno di quei libri e ogni tanto ci faccio ancora un giro. Insieme ai juveniles di Heinlein, a buna parte di Pratchett e a parecchi altri.

Francesca ha detto...

:) direi che hai sottolineato bene il fascino della scrittura di King!!
vero che i finali raramente sorprendono...
^^;

Nick Truth ha detto...

Questo è uno dei libri di King che maggiormente ho apprezzato.
Anche a me ha colpito molto il passaggio di Larry nella galleria, se penso all'Ombra dello Scorpione è quella la prima scena che mi viene in mente.
Inoltre fa abbastanza paura. Sarò io sensibile all'argomento, però come storia mi aveva toccato particolarmente, almeno nella sua prima parte (l'esplodere dell'epidemia, e il viaggio).

La parte in cui tutti sono radunati invece non mi convince. Perde di fascino, almeno a me aveva fatto questo effetto. Il finale abbastanza deludente. Insomma, lo vedo un ottimo libro, ma squilibrato.

StefanoRomagna ha detto...

Direi che allora sei pronta per It... :-)

Anonimo ha detto...

leggevo la tua polemica sul fatto che in maniera inspiegabile l1% della popolazione è immune al contagio,,,

mi sono venute due cose in mente,
la prima è questa:
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/d/dc/Bubonic_plague_map.PNG/350px-Bubonic_plague_map.PNG
è una cartina della diffusione della peste nel 1300 la parte verde è quella che ha quasi non contratto l'infezione,,,se milano puo' essere giustificabile con la chiusura della città lo stesso non puo' essere per polonia,,,

la seconda cosa è:
esiste tra la popolazione di prostitute keniane e nigeriane una certa % di donne immuni all'hiv,,,

edward