lunedì 20 ottobre 2008

Pubblico o privato?


Ultimamente ho poco tempo, credo di averlo ripetuto 1000 volte, ma una riflessione sono riuscita a strappala alla mia giornata caotica. Era qua
lcosa che mi frullava in testa già da un pò ma questo post di oggi, mi ha fatto decidere di porvi l'annosa questione.

Blog e social network danno voce alla rete, e alle persone che la costituiscono, come mai un personal media aveva fatto sino ad ora. Tutti possono partecipare, conversare, conoscere e farsi conoscere tramite post, commenti e schede facebook. Tutti possiamo essere qualcuno in rete e, sempre più spesso, capita di "conoscere" il proprio scrittore preferito attraverso le pagine di myspace o di facebook, oppure tramite blog.
E se l'autore in questione decide di giocare secondo le regole che gli strumenti del web partecipativo impongono, affiancando all'uso meramente di marketing, un utilizzo più personale del mezzo blog, cosa accade allo scrittore stesso? Come reagisce il lettore davanti a questa messa a nudo dell'autore, e soprattutto, come lo scrittore riesce a fronteggiare la lenta e inesorabile erosione del proprio privato volontariamente ceduto? La tipologia di esposizione che investe un personaggio quando vengono pubblicate foto private su un tabloid, è diversa da quella che investe uno scrittore che scrive di sè e delle sue opinioni su un blog. E' una esposizione più profonda, più intima, volendo più emotivamente rischiosa.

Io ho una mia idea ce l'ho ma è doverosa una premessa. Frequento attivamente blog di autori fantasy italiani e la cosa, personalmente, mi piace molto. Ma da studiosa di mezzi di comunicazione interattiva, e solo per riflessione professionale, ho il dubbio che si tratti di una lama a doppio taglio, perchè quella sfera intima e personale, se vogliamo "misteriosa", dell'autore nell'immaginario del suo lettore, viene inesorabilmente erosa. Ciò determina, per l'autore, il progressivo sovrapporsi della sfera pubblica e privata con la fusione tra ciò che, un tempo, era proprio solo del palcoscenico e delle quinte, e per il lettore, la perdita di quell'aura mitica che l'autore non conosciuto, ma solo immaginato, aveva. Una perdita, forse, non percepita come negativa ma che all'atto pratico, rendendo quotidiano ciò che era "eccezione", fa perdere all'evento la sua emozionante eccezionalità.
Personalmente ritengo che i due effetti non siano totalmente positivi ma, visto che lo scrittore ci guadagna in visiblità e in pubblicità, e i lettori ci guadagnano in vicinanza e conversazione è, come sempre, impossibile dire se quello che sta accadendo alle relazioni sul web 2.0 sia cosa buona o cattiva.

Le persone note sperimentano da sempre lo sconfinamento del pubblico nella vita privata, ma con internet 2.0 le cose sono diverse. Non c'è in ballo solo una foto rubata, o una dichiarazione stravolta, c'è di mezzo la capacità dell'autore di relazionarsi con quel mondo di appassionati e non, che smettono di essere solo fan o critici, ma che entrano di prepotenza nella quotidianità dello scrittore. Una novità assoluta, rispetto all'artista chiuso nella sua torre di avorio, una novità a cui scrittori e utenti, ognuno per loro modo, si stanno adattando.Ma qualcosa, nei processi di adattamento, si perde inevitabilmente.

Voi che ne pensate? gli autori dovrebbero gestirsi con maggior riservatezza persino sul web 2.0 oppure va benissimo così? E' salutare o no questa forma di confronto a 360° con gli utenti per chi scrive e parla di sè oltre che di ciò che pubblica? Oppure sarebbe meglio che autori e lettori si toccassero solo occasionalmente piuttosto che continuativamente?

33 commenti:

Valberici ha detto...

Secondo me ad uno scrittore piace scrivere. ;)





Mammamia come sono meravigliosamente sintetico stasera! :P

coubert ha detto...

Dipende da come lo scrittore si pone nei confronti di questi media, direi.

Se li usa per cazzeggiare, ci rimette.
Se invece li usa in maniera "furba", usandoli un po' per promuovere i suoi scritti (estratti, anticipazioni, novità) e un po' per parlare di quel che accade nel mondo dando la propria opinione, può attirare uno zoccolo duro affezionato ancora di più all'autore.

Per esempio il blog di Licia Troisi: è un blog "normale", ci sono le sue vacanze, l'esame per il dottorato, l'astrofisica. Ma ci sono anche le novità in tempo reale sui nuovi libri o sulle edizioni straniere, ci sono moltee discussioni sull'attualità. E mi sembra che abbia creato un "gruppo" di lettori attorno al suo blog. Certo, magari esporsi pubblicamente su certe questioni può far "perdere" qualche lettore, ma penso che ci vada in guadagno.

Altro esempio, Silvana De Mari. Che malgrado i problemi iniziali avuti col blog, e malgrado la sua webmaster non riesca a mettere per bene su google il suo sito e il suo blog (rendendoli introvabili sui motori di ricerca) tiene un blog a mio avviso perfetto. Racconti anche abbastanza lunghi, interviste che permettono di conoscere meglio l'autrice e commenti sull'attualità.
Io ad esempio sono stato incuriosito proprio da quel suo blog, e probabilmente finirò col prendermi L'ultimo elfo...


Se sono gestiti bene, questi mezzi possono dare visibilità e lettori a scrittori che magari (ok, non è il caso di Licia ma fa niente) non godono di grande pubblicità e non sono conosciutissimi.

(Poi, vabbè, ce ne sono tantissimi anonimi di blog di autori. Purtroppo.)

alladr ha detto...

la cosa è ovvia, ma siamo in un un periodo di trasformazione.

si svilupperanno professionalità in grado di gestire le personae digitali dei personaggi pubblici e gli stessi personaggi pubblici impareranno a gestirsi in maniera nuova.
non credo, però, che sia solo una questione di maggiore o minore intimità mostrata o rivelata: già adesso gli autori che decidono di mettersi on line selezionano quali informazioni dare (e, se non lo fanno, è spesso una strategia comunicativa ben precisa) e quali tenere per se, quando raccontarsi o quanto continuare a raccontare i propri libri.

come studiosa di personal media e comunicazione interattiva, prova a dare un'occhiata on line a quello che mostrano gli autori: noterai che anticipazioni di quella tendenza alla gestione evoluta/maliziosa delle maschere digitali (maschere che rivelano, in certi casi. da turkle in poi è tutta roba stradetta) sono già presenti.

imp.bianco ha detto...

Io penso che non ci sia nulla di male, perché si dovrebbero limitare? Perché non dovrebbe usare internet? E' nei loro diritti usare il web come vogliono, come ognuno di noi. Insomma, come in tutte le cose, ci sono sia pro che contro... però non vedo perché si debbano limitare... io non lo farei... e tu?

X-Bye

Mirtillangela ha detto...

@Val: evvabbè, ma così non vale :P

@coubert: infatti il blog di Licia è gestito molto bene eppure mi pare che di recente l'autrice stia accusando negativamente il ritorno di aspettative da parte di utenti abituati a leggerla e scambiarsi opinioni con lei. E' su questo che rifletto, su come poi la gestione delle relazioni tra autore e lettore sconfini nel personale lì dove, forse, sarebbe più profico un rapporto maggiormente "neutro".
Ma è una opinione, tra l'altro non condivisa dai cultori del web 2.0 tra cui vivo ^^'

Sean MacMalcom ha detto...

La questione ritengo sia decisamente annosa e, soprattutto, riguardi un aspetto più emotivo che concreto.
Come giustamente analizza Mirti, l'autore si propone da sempre come una figura "mistica", un personaggio ancor prima di una persona, identificato inevitabilmente con le proprie opere, con le proprie creature: se sentiamo il nome "Salgari" immediatamente pensiamo a Sandokan e magari alla faccia di Kabir Bedi (soprattutto nella prima miniserie RAI); se sentiamo "Verne" immaginiamo una sorta di genio eccentrico, a metà fra il Nemo e Fogg. La prima volta che una mia amica ha visto la foto di Howard sul retro di suo libro, ha detto che non lo avrebbe mai associato a Conan, ma eventualmente ad una storia di gangster ambientata nella Chicago degli anni '30. Un tempo simile "misticismo" attorno alle figure degli autori era sicuramente favorito dall'allora mancanza di estrema "mediaticità" attuale, permettendo addirittura a donne di scrivere sotto nomi maschili senza mai venir scoperte, laddove altrimenti in quella società non sarebbero mai state pubblicate o apprezzate.
Oggi può essere ancora così? Sicuramente, come già avete detto, è una condizione estremamente meno probabile, nel momento in cui internet si propone come ponte perfetto fra chi scrive e chi legge, abbattendo quasi ogni barriera. E' giusto questo? Forse sì, permettendo di vedere anche gli autori per quello che sono, ossia normali esseri umani e non semidei, o anche permettendo (come giustamente sottolineavate) di sfruttare quest'altro media sempre a scopo promozionale. E' positivo questo? Forse no. Forse no nel momento in cui il lettore non riesce a scindere ciò che conosce dell'autore da ciò che lo stesso scrive, quando non riesce a distinguere i creatore dalle sue creazioni. Un esempio classico e non troppo moderno? D'Annunzio. Io, personalmente, non riesco a scindere l'uomo dalle sue poesie e standomi antipatico D'Annunzio, anche le sue poesie non rientrano fra le mie corde. Comprendo per primo il mio errore, comprendo che non dovrei giudicare le creazioni di un uomo sulla base della mia antipatia o simpatia nei suoi confronti, ma è una reazione credo umana.
Personalmente evito di andare a cercare blog o pagine personali dei miei autori preferiti contemporanei, proprio per evitare di correre il rischio di veder smontato un "mito", nell'incontro con la realtà quotidiana... :)
Ma questa è solo un'opinione personale!

Simone ha detto...

Io credo che uno scrittore dovrebbe essere una persona a cui interessa comunicare. In questo senso, ben vengano blog e network vari con cui interagire con i propri lettori.

Quegli autori "intellettuali" che non hanno neanche un sitino per mandargli le email invece mi stanno un po' antipatici. Anche se credo che raggiunto un certo successo sia impossibile stare dietro a tutti quelli che ti cercano e forse è meglio chiudere i contatti.

Vi farò sapere quando sarò diventato famoso ^^.

Simone

Mirtillangela ha detto...

@alladr: concordo abbastanza, anche se non credo che le cose siano rimaste proprio immutate dalla Turkle in poi. Rispetto alla passività dell'uso del mezzo, alla sua perniciosità quasi fisica, oggi siamo un pò più avanti e l'utente riesce a leggere meglio quello che usa on-line.
La mia riflessione non partiva dal marketing, dall'uso del mezzo per giungere a uno scopo (questo è assodato), ma a quella parte di eventi che si genera quando l'autore perde la misteriosità creativa per diventare uno della porta accanto. A cui chiedere consigli, a cui riferirsi ora con ammirazione ora con disprezzo, nè più nè meno come si fa col vicino di casa.
E' vantaggioso che si instauri questa relazione che annulla i confini? Chissà che ne pensano gli autori...

@imp: la libertà di fare quello che si vuole della rete e nella rete, non è mai stata messa in discussione. La mia riflessione è più generale e attiene alle relazioni mediate da computer e da reti, tra attori di comunicazione diversi.

Mirtillangela ha detto...

@sean: "quando non riesce a distinguere il creatore dalle sue creazioni"

Ahimè questo capita di frequente anche in contesti non web ma, a maggior ragione nella rete di tipo partecipativo, questa frase assume estremo valore.
La vicinanza resa possibile da blog e social network crea sovrapposizione di ruoli e, tra i tanti effetti, produce anche quello che descrivi tu ^^

@simone: comunicare è sacrosanto, ci mancherebbe, e chi non si apre alle possibilità che la comunicazione offre, è un folle (si fa anche danni di immagine, tra l'altro). Solo che la cosa, come dice Alladr, va gestita perchè neanche la soluzione di chiusura per sovraccarico, è compatibile con il tipo di relazioni che si creano nel web di oggi.

Anonimo ha detto...

Parecchio tempo fa ho letto un paio di blog di scrittori italiani mediamente o più che mediamente famosi: una delusione immensa. Partendo dal presupposto che non avevo ancora letto i loro romanzi (perchè non ho lasciato fare alla divina provvidenza che operava così bene per me?), speravo di trovare qualcosa di diverso da un diario più o meno, soprattutto meno, interessante. Voglio dire: sei uno scrittore famoso, hai un sacco di persone che ti leggono... E regala mezzo raccontino ai tuoi fan ogni tanto! Che ci vuole? Poi, per carità, giustissimi i post per lasciar confrontare i lettori sui vari aspetti del proprio romanzo e notizie ed anteprime varie. Credo che un blog così mi piacerebbe e, pur avendo un contatto più diretto con uno scrittore che stimo, continuerebbe ad esserci quella certa distanza che secondo me è bene che ci sia per tutti e due, scrittore e lettore. Il mio è un discorso un po' campato per aria, ne sono consapevole. : )
Un saluto da parte mia e del mio stomaco che brontola

Ariendil

LucaCP ha detto...

Secondo me dipende. Oramai capita spesso che uno abbia un blog, venga pubblicato e continui a tenere il blog. Cerca di non modificare l'impostazione e di essere spontaneo, anche se è consapevole di essere letto e che i suoi pensieri e le sue idee possono avere ripercussioni sui suoi romanzi. Viceversa, quando uno scrittore mette su un blog dopo l'uscita del suo romanzo, lo fa - quasi sempre - come mossa commerciale, per interagire con i suoi lettori. Non nego che continui ad essere spontaneo e a rispondere alle domande, ma ne risulta pur sempre un aspetto falsato, poco veritiero. Riguardo la Troisi, anch'io seguo spesso il suo blog e sono d'accordo con quanto afferma in quel post. Come hai ben detto Mirty, il web è una lama a doppio taglio; c'è sempre qualcuno che non riesce a rendersi conto della linea di confine e che si relaziona con perfetti estranei come se fossero amici intimi. Può esserci una simpatia, possono esserci "affinità elettive", ma si tratta sempre di un mezzo esterno, di un rapporto "freddo" rispetto alla vita reale. Non tutti sfortunatamente lo capiscono...

Bruno ha detto...

Sinceramente non riesco a capire perché dovremmo aspettarci che lo scrittore sia una specie di semidio. Ancor meno capisco perché dovrebbe LUI aspettarsi di esserlo. Sicuramente è meglio che ci sia della comunicazione. Vorrei che fosse comunicazione con un minimo di qualità, però.

Fermo restando che per me il lettore dovrebbe capire che la qualità dell'opera è una cosa a parte dalla fuffa che ci sta intorno, per me è ovvio che tutti si facciano promozione come possono. Ma mi da fastidio l'idea della manipolazione dei social network per scopi commerciali, così come m'infastidisce sui siti di vendita online dei libri vedere i commenti degli amici che si sciolgono in elogi esagerati e danno sempre il massimo dei voti.

Quanto al pericolo che lo scrittore diventi uno "qualunque," non so, a me risulta che anche gente con parecchio successo come Neil Gaiman abbia un blog (non sono stato a vedere se entra in dialogo con i lettori, però); Terry Pratchett, uno scrittore assai famoso, quello per inciso che, poveraccio, è stato colpito dal morbo di Alzheimer, era solito intervenire nei forum di discussione e a volte era stato perfino accusato di essere un millantatore. Forse gli scrittori sono persone con i piedi più per terra di quanto crediamo, almeno all'estero!
Mi spiace però quando le conseguenze possono essere negative... che ci sia chi crede che qualunque fesso possa mettersi alla tastiera del PC e comporre un capolavoro, oppure quando si scade di livello, si aggrediscono gli autori ecc...: tra personaggi che si dedicano costantemente all'insulto personale, e un certo clima che si respira di litigio fine a se stesso, in un ambiente di quattro gatti come il fantastico italiano, è roba mi fa sinceramente cascare le braccia.

Gweniver ha detto...

Credo che ogni scrittore degno di questo nome dovrebbe essere in grado di "gestirsi" magari con l'aiuto di qualche collaboratore (arg che brutta parola).
Ho dato un'occhiata al blog della Troisi e trovo che, forse ingenuamente, si sia lasciata coinvolgere troppo (cosa che per me le fa onore). Per altro credo sia rimasta sorpresa dal successo e l'attenzione che hanno suscitato i suoi romanzi per educand...ops volevo dire per ragazzi.
:-)

Stefano Romagna ha detto...

La grande rete è uno strumento meraviglioso, ma sono del parere che non si deve abusarne e occorra mettere sempre prima di tutto il buonsenso. Tenere un blog, per me che non sono nè scrittore nè benchè meno famoso, è fonte di grande stimolo e interesse. Semplicemente, mi piace potermi confrontare con gente lontana migliaia di kilometri in tempo reale sugli argomenti più svariati.
Come dicevano altri, dipende solo dall'uso che se ne fa.
Personalmente, visitando blog di autori conosciuti, non ho ancora letto cose tali da farmi cambiare idea sull'acquisto o meno di un loro libro. Anzi, nel caso della Troisi ho avuto modo di apprezzarla anche di più come persona e non solo come scrittrice. Certo, c'è mancanza di privacy e non sempre ci si sente spontanei, ma questo è lo scotto da pagare per una risonanza maggiore, cosa che oggigiorno sta diventando imprescindibile dall'uso di internet. Esporsi è sinonimo di rischio.

imp.bianco ha detto...

Ormai l'ho capito... io faccio parte della Guardia del Giorno! XD

X-Bye

coubert ha detto...

Mirty, che ne pensi del sito-blog di Rothfuss?

Direi che da perfetto sconosciuto, con quel blog si è anzi creato un grandissimo personaggio, lo scrittore de "Il nome del vento".

L'aspetto è abbastanza "originale" da farti interessare, gli aneddoti sulla sua vita aumentano l'originalità e l'atipicità del personaggio, le discussioni su Whedon smuovono qualcosa nell'animo dei nerd che finiscono su quel blog... il tutto condito da interviste, annunci sui libri, sugli incontri alle convention.

Tempo fa parlava addirittura di fare dei "video post", sull'onda dell'emozione per Dr. Horrible. (ennesima evoluzione?)

Dacci un'occhiata, merita ;)

Anonimo ha detto...

Sono uno scrittore.
Lo sono nell’accezione più ampia del termine: non solo romanziere; anche – soprattutto – grafomane (mi piace mettere mano a carta e penna o, fuor di quella che ormai è una metafora, alla tastiera e scrivere).

Sotto questo profilo, Internet ha rappresentato e continua a rappresentare un universo in cui mi piace addentrarmi per confrontarmi col pensiero degli altri e dire (scrivere) la mia. Vale per alcuni siti che frequento; vale anche per i blog. Bazzico questo e molti altri in cui, come questo, trovo affrontati argomenti interessanti (specie legati alla mia passione per la lettura in generale e il fantasy in particolare) da parte di persone che hanno cose interessanti da dire.

Da qui però a un mio blog la strada, ve lo confesso, mi appare lunga. Dopo la pubblicazione de “Il segreto di Krune”, molti mi hanno chiesto se non avessi un sito o un blog personale; diversi si sono stupiti quando ho risposto di no. L’idea, a dirla tutta, non mi aveva mai sfiorato prima. Né (e non so se questo vi risulterà sorprendente o meno) l’ha fatto anche dopo qualche incitamento di interlocutori virtuali a valutare la cosa.

Mi rendo conto, come qualcuno di voi ha giustamente sottolineato, che in termini di visibilità un sito o un blog aiutano la vendita di un romanzo (specie se lo stesso non può contare sulla massiccia campagna promozionale che solo i colossi dell’editoria possono garantire a uno scrittore). Tuttavia neanche questo a me è parso un argomento valido per un mio cambio di rotta al riguardo.

A scanso di equivoci. Non sto escludendo aprioristicamente che in futuro, di fronte magari a nuovi stimoli o semplicemente perché avrò cambiato idea, non potrò crearmene uno. Tuttavia a oggi non ne sento l’esigenza.
Non si tratta, come ipotizzava qualcuno (o almeno non si tratta per me), di volermi ammantare di un’aura di mistero che gioverebbe al mio romanzo (in un’epoca – la nostra – e in un ambito – Internet – dove l’ipervisibilità pare diventata lo strumento indispensabile per vedersi rivolta un po’ d’attenzione, credere a un’idea simile sarebbe utopistico).
Semplicemente ci sono due considerazioni che mi hanno spinto e continuano a spingermi in questa direzione.
In primo luogo, non saprei che dire. La mia su come va il mondo? Le mie impressioni sull’ultimo fantasy letto? Il mio punto di vista sui metodi di critica a un testo e sulla loro correttezza o meno? Lo faccio già (lo sto facendo anche in questo momento) intervenendo nei blog che seguo o nei siti a cui sono iscritto. E, capiamoci: non biasimo chi trova tempo, modo e volontà per cimentarcisi (ho troppo rispetto del lavoro altrui per poter anche solo pensare una cosa simile).
Ma proprio questo – e veniamo al secondo punto – è il nocciolo. Io non riuscirei a curare un mio blog personale. Andrea (D’Angelo) e Licia (Troisi) in momenti diversi hanno rilevato la stessa cosa: tenere in vita un blog comporta dispendio d’energia e sottrae tempo ad altro.
E questa è, per me, la questione fondamentale. La mia vita è già piena così com’è. Per scrivere (l’ho ripetuto anche in altre sedi) io mi alzo ogni giorno alle 5,30. Non è un sacrificio (non saprei farne a meno) ma dà la misura di come la mia giornata m’impedisca (impedirebbe) di trovare spazi da dedicare a una sorta di diario quotidiano. Per farlo, scrittura esclusa, dovrei togliere tempo a qualcosa.
Cosa?
Le letture? Le mie relazioni personali? Lo sport? I film?
Non so per voi ma le cose appena citate sono quelle che rendono bella la mia vita. Per altro proprio non riesco a trovare spazio. Anzi, no. Talvolta trovo il tempo di visitare qualche blog e dilungarmi in interventi come questo.

Michele Giannone

Mirtillangela ha detto...

@ariendil: comprendo quello che dici, ma sono blog intesi in modo
più personale che professionale e, quindi, prevedono un'esposizione dell'autore differente.
Concordo sulla distanza, anche secondo me è possibile intavolare discussioni e confronti proficui senza dover mettere necessariamente in ballo se stessi. Ma semplicemente perchè è salutare e fa bene al rapporto tra autore e scrittore.

@luca: eh, concordo su tutta la linea... ^^'
era tempo che riflettevo su questa cosa, è sempre stata una fissa!! eh lo so, son malata ^_-

@bruno: hai centrato anche un altro dei temi caldi: affrontare in maniera diretta insulti e aggressioni veicolati nel web collaborativo. Un autore che si espone, si espone anche alle critiche, è chiaro, ma quando qualcuno valica il confine e la critica costruttiva scavalla nell' offesa, cosa fare? uno scrittore abituato a dialogare con i lettori come affronta tutto questo?

A mio parere, non esiste nè in cielo nè in terra che un autore debba arrivare a "giustificare" quello che è come persona, come carattere, semplicemente perchè invischiato nei meccanismi della rete 2.0.

Non so se la soluzion giusta sia maggior riservatezza da una parte e maggior educazione dall'altra, questa è tutta un'altra faccenda.

Mirtillangela ha detto...

@gweniver: eh, il coinvolgimento è la chiave di tutto, vero. Scrivere un blog o avere una pagina myspace o Fb su cui raccontarsi, non è una cosa da nulla. Implica impegno, implica la propria messa in gioco, e implica che, senza accorgerci, porzioni di noi vanno a finire lì dove neppure noi avremmo mai pensato.

@stefano: assolutamente vero. c'è sempre un rovescio della medaglia nelle cose internettiane e socialnetworkiane.
Invece a me, purtroppo è successo, la persona che è emersa dal suo blog mi ha scoraggiato dall'acquisto del suo libro. Pregiudizio, errore di valutazione, quello che vuoi, ma mi è capitato davvero. Intendiamoci, se avesse scritto un'opera d'arte, me ne sarei infischiata ma, a maggior ragione se non ti chiami Martin, un pò di gestione della persona ci vorrebbe....

@imp: O_O oddio, e perchè??? :P

@coubert: grazie della dritta, il blog di Rothfuss mi mancava, corro!!!

Mirtillangela ha detto...

@michele: grazie come sempre di aver speso tempo da queste parti ^^

La tua obiezione è valida ma, perdonami l'ardire, non la condivido appieno. Non ho mai creduto che il tempo per scrivere un post riesca davvero ad entrare in competizione con il tempo che si dedica alle cose importanti della vita.
Noi viviamo esistente complesse, che si reggono su equilibri spesso instabili, facciamo quadrare mille cose e un post non ha tanto peso da poter far saltare tutto il meccanismo.

Ci vuole impegno, questo si, specialmente se si vuole scrivere qualcosa di più che una serie di comunicati stampa, ma soprattutto bisogna essere in sintonia col mezzo e credere che sia in grado di rispecchiare il nostro carattere. Forse il mezzo blog non è il mezzo più affine al tuo modo di porti verso il mondo, forse sei più osservatore che attore, quindi un blog personale non fa effettivamente per te.

Ma se fosse legato al tuo lavoro di scrittore? Se fosse tematico? Si trasformerebbe presto in passione anzi, sarebbe una sfumatura diversa della tua passione, e il tempo per le passioni si trova sempre!!

oddio, è diventato un reply di peroratio blog, non volevo! Ho capito cosa intendi, è assolutamente condivisibile e, tra l'altro, dimostra che si può dialogare con i lettori anche in modo meno pervasivo che con uno strumento proprio. E forse, alla lunga, con effetti meno invasivi.

sauron era un bravo artigiano ha detto...

Interessante considerazione la tua .
E ho provato un po' di volte a aggiungere qualche riflessione, scrivendo e cancellando su notepad, ma in realtà non mi viene in mente niente che non sia banale. Accontentati dei miei complimenti per un post molto interessante.

Come tante opportunità offerte dal web, l'importante è agire con conaspevolezza. Quello che fa è amplificare le possibilità di rapporto con l'autore. Già prima era normale che uno scrittore potesse svelare qualcosa dei suoi gusti e della sua vita privata tramite rubriche sui giornali o scambi epistolari (Lovecraft era famoso per la quantità di rapporti epistolari che teneva più o meno con chiunque). Il web è uno strumento più potente e oltre a cambiare la visione che i lettori hanno dello scrittore sospetto possa influenzare anche la libertà dell'autore stesso. La pressione psicologica di un gruppo magari piccolo ma vivace può farsi sentire e spingere a scrivere o non scrivere qualcosa di diverso da quello che l'autore farebbe altrimenti. Sospetto che un autore che non abbia il necessario distacco e divertimento potrebbe perdere parecchia sicurezza.

coubert ha detto...

Il commento di Michele mi ha fatto venire in mente il rapporto che ha con blog e myspace un'autrice abbastanza famosa, Robin Hobb.

Teoricamente ha una pagina su myspace, e anche uno spazio dove ogni tanto scrive qualcosa.

Ecco, la Hobb tempo fa si era espressa contro la tendenza degli scrittori a tenere un blog, e proprio per il motivo indicato da Michele: il tempo.

Se tieni un blog, oltre a scrivere ogni tanto un post devi guardare i commenti e rispondere, e prima o poi passare dai blog dei lettori più frequenti, fosse anche per un saluto. E alla fine il tempo comincia a mancare, tra controllare la posta, i commenti, rispondere, guardare dei blog. E diceva che lei preferiva passare quel tempo a scrivere le pagine del prossimo libro.

Ora non ricordo dove fosse quel brano, se ti interessa me lo ri-procuro.

Comunque mi trovo a dargli ragione, se il fattore internet vuole essere gestito per bene (e non a schifo) richiede tempo e dedizione. E se di tempo ce n'è già poco (visto che difficilmente qualcuno si può permettere di campare solo di scrittura) le cose si fanno complicate...

Sean MacMalcom ha detto...

La questione del tempo è, in effetti, la ragione per cui Sergio Bonelli ha sempre rifiutato l'idea di aprire la propria casa editrice alle vie del web, anche solo con una semplice casella mail, preferendo altresì la tradizionale posta cartacea (cfr. http://sergiobonellieditore.it/news/comics_mag06/lettera.htm).

Un argomento tutt'altro che banale, pertanto... :)

alladr ha detto...

intendevo dire che il confine semplicemente si sposta e si moltiplica: prima della rete era sufficiente avere una linea di demarcazione tra pubblico e privato... in realtà no, già prima esistevano vari gradi di accessibilità alla nostra sfera privata a seconda dell'interlocutore, adesso, solo i vari gradi non sono più in sequenza (la metafora dei gradi non va più bene! :| ) ma sono distribuiti e, in un certo senso, maggiormente visibili dall'esterno perché è più facile scoprire che se io mi fermo a x, ciccio invece si ferma a x_n (questa è una grave perdita di intimità, la maggiore, imho).

ed è proprio perché le cose sono cambiate, proprio perché ci siamo fatti più maliziosi (nel senso etimologico del termine) e abbiamo imparato ad interagire con maggiore sicurezza e disillusione con questo medium che non ha più senso parlare dell'opposizione pubblico-privato nei termini in cui lo si faceva prima. per fare un esempio concreto, esistono diverse forme di pubblicità nel mio profilo su facebook, su anobii, nel mio sito, nel mio blog afanear, nel mio blog famigliare. e non solo perché sono diversamente accessibili (fosse anche per la maggior pubblicità di cui godono alcuni e non altri, e per i diversi canali grazie a i quali è possibile accedervi), ma anche perché presuppongono modalità di fruizione diverse, con le quali si selezionano diverse utenze.
io non sono uno scrittore, ma credo che il discorso possa essere serenamente esportato a qualsiasi scrittore.

mi scuso per la verbosità.

@sauroneraunbravoartigiavo: wordpad rules!

Anonimo ha detto...

Neanch’io, Mirty, credo che un post possa entrare in competizione con le cose importanti della vita: sul punto siamo d’accordo.
Il problema, dal mio punto di vista, è che un blog e l’impegno che esso richiederebbe (concordo con te al riguardo: una cosa o la fai bene o non la fai affatto) potrebbero entrare sì in competizione con cose che per altri possono anche non apparire imprescindibili (sport, film, letture) ma che per me (e per il mio tempo libero: perché là tutte convergono) lo sono.

Dice bene Coubert: per gestire uno spazio di riflessione personale in maniera da giustificarla, dovrei dedicarci tempo e dedizione. Esempio: se questo fosse il mio blog, oltre a rispondere a te come sto facendo adesso, non potrei limitarmi a leggere i commenti degli altri ma dovrei loro almeno due righe di considerazione. Ergo: ulteriore tempo in risposte che non siano banali.

Se la Hobb che (suppongo) può permettersi di vivere di sola scrittura, sostiene di dovere sottrarre ad essa il tempo per interagire con i lettori, a cosa dovrei rinunciare io che, avendo anche un lavoro che mi porta via buona parte della giornata, ricorro agli scampoli che esso e la mia vita di relazione mi lasciano per dedicarmi alle mie passioni? E come farei, in sede di stesura di un romanzo, quando m’impongo di svegliarmi circa due ore prima del solito per potere anche scrivere?

Butto là la provocazione. E se la vittima sacrificale finisse col diventare proprio la scrittura?
Se la ami, non succederà, potrebbe ribattermi qualcuno di voi. Tuttavia un romanzo è un esercizio impegnativo, spesso doloroso. Cosa accadrebbe se in un blog e nel sostegno dei suoi eventuali frequentatori finissi col trovare il rifugio in cui nascondermi quando le difficoltà che la stesura di un romanzo inevitabilmente comporta mi assalissero? E se esso divenisse così confortevole da farmi rinviare il problema da affrontare al giorno dopo e poi all’altro ancora?

Forse esagero ma pensate un attimo a Martin. Perso tra le proprie passioni, ha finito col scordarsi che la prima cosa (la più importante) che dovrebbe ai propri lettori è la fine della sua saga e non le tante chiacchiere e giustificazioni sui suoi (presunti) progressi al riguardo.

Michele

PS: per la cronaca. Ho scritto questo post in un quarto d’ora, a casa durante la pausa pranzo. Avrei voluto leggere; non l’ho fatto.

Lady Naeel ha detto...

Confesso di non aver letto tutti i commenti, troppo faticoso, sono pigra ;-)
se ripeto qualcosa di già detto me ne scuso.

scrittori o no, secondo me, se creiamo, tramite il nostro blog, un legame intimo-affetivo con chi ci segue, raccontandogli tutta la nostra vita, non possiamo lamentarci a un certo punto della confidenza con la quale gli utenti ci trattano. siamo stai noi a dargli fiducia mettendogli i fatti nostri (talvolta fin troppo privati) davanti agli occhi!
poi, se parliamo di un personaggio pubblico o comunque abbastanza conosciuto dobbiamo mettere in conto la morbosità che una notizia crea. la maggior parte dei blog sono spazi pubblici, quindi scriverci su cose private equivale a scriverle su un muro qualunque della città (per non dire nei bagni degli autogrill), lo fareste?
uno strumento pubblico è in ogni caso uno strumento pubblicitario. facciamone buon uso.
oppure...
non prendiamoci troppo sul serio e diamo di noi solo ciò che siamo disposti.
quest'ultima è la mia teoria.
grazie e un slauto a mirtilla :-)

Mirtillangela ha detto...

@sauron: e, aggiungo, potrebbe perder anche parecchia freschezza.
E' uno strumento infido, internet, forse ha ragione alladr quando dice che bisognerà imparare ad usarlo per gestire la propria identità analogica e digitale ^^

@coubert: io non escludo a priori il fattore tempo, io stessa in giorni particolarmente concitati ho tralasciato il blog.
Comunque blog e affini sono strumenti che toccano la sfera personale, sia che siano gestiti come siti personali che come tematici, quindi ognuno si avvicina loro nel modo che più gli è congeniale. ^^

@sean: oddio, ora non esageriamo, fare un sitarello con due screenshot e uno straccio di e-mail o un forumino non vedo quale tempo tolga a Bonelli. Che guadagnerebbe anche qualche punto nei confronti dei suoi lettori avezzi al web.
Direi che la motivazione (scusa) di Bonelli è molto diversa da quella di Michele. :P

Mirtillangela ha detto...

@alladr: bello spunto di riflessione che mi hai dato. Il web 2.0 sta attuando nei fatti la fusione tra le identità, e perchè no, dei ruoli, dentro e fuori la rete, tanto che non ha quasi più senso fare distinzioni. Il nostro io è sempre più scomposto eppure integro, privato eppure pubblico.
I livelli mutlipli su cui ci spostiamo in modo fluido, ci fa appaire la cos "naturale" ma, a ragionarci un pò, non è così.
Sarà, ma a me questa cosa mi intrippa assai!

@michele: prima di tutto grazie del tempo che passi da queste parti :P
Io non mi permetterei mai di entrare nel merito delle tue scelte personali sulle modalità del Giannone in rete (figo sto slogan, eh??).

La tua provocazione mi fa riflettere su una cosa e perdona davvero la scortesia che ti mostro: i tuoi timori non sono legati al mezzo internet, ma all'idea di distoglierti dalla scrittura semmai trovassi altri luoghi in cui esprimere te stesso. (Psicologia spiccia, eh, quindi porta pazienza!)
Martin non ha perso di vista le sue cose librarie perchè bloggava o rispondeva a qualche utente in giro per social network, la rete non è ancora così potente!

Ripeto le tue posizioni sono estremamente comprensibili, sono timori come vedi diffusi, ma hanno una matrice più "analogica" che digitale. Almeno per come la vedo io dall'esterno, non ho la presunzione di conoscerti!

altra cosa, così mi fai sentire uno schifo che ti ho fatto perdere il tempo della lettura!! :(

Mirtillangela ha detto...

@naeel: appoggio il tuo punto di vista. Scrivere su un blog in rete
non è prcisamente come scrivere un diario a casa propria, sebbene la faccenda del blog come diario personale, sia molto diffuso.
Sono due cose trooooppo diverse ^^'

E io credo che nessuno di noi, famoso o no, sia ancora pronto a vivere pienamente le conseguenze di una identità vissuta tra realtà e virtualità.

coubert ha detto...

Mirtilla, va bene tutto ma non mi portare come esempio Martin.

Che non passerà le giornate sul suo sito (visto che la sezione "news" è vuota da mesi e mesi) nè sul suo blog (aggiornato ogni tanto) e non so se passa il tempo girando per la rete, ma che internet o non internet ha preso un andazzo che definire lento è un eufemismo :(

Internet, conventions, miniaturine... riuscirà a finire entro il 2009 questo benedetto nuovo libro delle Cronache? :(

Palakin ha detto...

Non saprei risponderti.
Credo dipenda molto da autore ad autore... anzi, no! Da persona a persona. C'è chi anche sul web riesce ad essere molto introverso( io per esempio) parlando di rado di fatti troppo personali, mentre altri riescono a parlare di tutto a tutti in qualsiasi momento.

Come detto da qualcun'altro, dipende come viene affrontato. Un autore celebre si deve nascondere dietro un pseudonimo per potere razzeggiare? O ritiene meglio farlo per proteggere la sua immagine?
A me sinceramente cambia poco. Alla fine, sono i suoi scritti quelli che mi interessano di più. So che può sembrare brutto da dire, ma io non sono mai stato quello che si può definire un "fan" di chiunque. Mal sopporto quelle scene di isterismo che si vedono per certi artisti. Sono esseri umani come tutti gli altri. Punto.

Dunque, se vogliono crearsi un blog, ben venga. A me non cambia niente.

Anonimo ha detto...

No, Mirty, davvero, credimi.
Non si tratta del desiderio “latente” di voler sostituire la scrittura con altro, che potrebbe interessarmi di più.
Al riguardo, piccolo ma significativo OT (o neanche tanto, poi). Un paio di settimane fa, approfittando della nuova enorme libreria che mi padre mi ha costruito, ho traslocato le mie vecchie carte dalla casa dei miei alla mia.
Ho scoperto, spulciando in mezzo ad esse, una quantità di scritti (alcuni ultraventennali) che mi hanno fatto rivivere il mio percorso di scrittore da quando avevo tredici anni a oggi che ne ho trentasette e confermato che non c’è mai stata da allora una sola fase della mia vita in cui, in una forma o in un’altra (romanzi soprattutto, ma anche sceneggiature di fumetti e cinematografiche) io l’abbia abbandonata.
La parentesi per sottolineare come la scrittura resta la passione della mia vita (d’altra parte, se così non fosse difficilmente mi alzerei alle 5,30 cinque giorni la settimana per scrivere) e come quella del post precedente resta una provocazione e nient’altro.

@ Coubert : d’accordo con te. Chi decide di costruire una saga così lunga e articolata come quella di Martin, deve (dovrebbe) prendersi la responsabilità di portarla a compimento in tempi ragionevoli, anteponendo la scrittura a tutto il resto (e dire che il nostro, vivendo di scrittura, potrebbe tranquillamente permettersi di fare convivere stesura dei propri romanzi e passioni varie!).

Bella discussione, in ogni caso, e commenti assai interessanti.

Un saluto

Michele

alladr ha detto...

cosa ti intrippa ancora, vai a vedere a questo link:

http://blog.tagliaerbe.com/2008/11/google-prepara-il-social-network-definitivo.html

è di un blog che seguo. potrebbe interessarti.