martedì 20 gennaio 2009

Un Tiro Perfetto


Seymour Seamoore, scrittore sconosciuto ai più, con la sua opera prima ha fatto un ottimo lavoro capace di convincere anche una lettrice puntigliosa come Mirtilla.
E' un fantasy particolare, il suo, un fantasy che qualcuno definirebbe adulto nella misura in cui lo sono i romanzi della Bradley o della Leguin. Questo non vuol dire che Un Tiro Perfetto (titolo discutibile, questo è innegabile...) sia violento o porno, vuol dire semplicemente che i livelli di lettura della storia sono molteplici e interpretabili da prospettive diverse, sociologiche e antropologiche, ad esempio. E ' un libro che è insieme, vicenda e studio di gruppi umani è avventura e scoperta del significato della responsabilità dei singoli nei confronti della collettività; è confronto e convivenza di fede e laicismo. Di certo, un mix particolarmente originale.

La storia ruota attorno a una tribù di abilissimi arcieri costretti a fuggire perchè braccati eminacciati di sterminio da malvage creature chiamate lupi. Gli Atarur, questo il nome della tribù, lascia dunque la Malaterra e affida la sua sopravvivenza alla guida di morte Aessin. Suo è il compito di portare in salvo la sua gente, una manciata di arcieri, anziani, bambini e una regina, cercando di scampare agli agguati letali dei lupi. Nel loro allontamento, per la prima volta dopo centinaia di anni, scoprono di dover avvicinare le Terre Civilizzate e le altre sei razze di Inear, comprendono di dover abbandonare tradizioni fattesi pericolose per la sopravvivenza della tribù, e capiscono faticosamente che nessuna crescita è esente da sofferenza. E da follia.
La maturazione degli atarur coincide con la maturazione di Aessin, la sua presa di coscienza che solo nel riconoscimento del pericolo condiviso, risiede la soluzione per le guerre tra razze, rapprensenta il momento più inatteso dell'intero libro. Cosa accadrà quando, a guerra globale finita, le razze si troveranno a dover ricostruire un mondo dalle macerie di una follia che non può essere ricondotta solo alle responsabilità degli atarur? Basterà accusare gli "altri" di aver provocato la morte, o occorrerà riconoscere l'inevitabilità di taluni gesti e costruire da lì il futuro?

Ciò detto, cosa mi è piaciuto del libro?
Bhè, la complessità di temi di cui vi ho appena parlato sarebbe già un motivo sufficiente. Ma aggiungo che mi è piciuto il modo con cui è stata curata l'ambientazione che dimostra un'attenzione notevole al dettaglio: tutto è coerente, il linguaggio (il riflessivo "rotolarsi" non avrà mai più lo stesso significato, per me!), le unità di misura e di conteggio, la ricerca di coerenza all'interno della costruzione delle Leggi, delle tradizioni e del Codice di vita sia degli atarur che di tutte le razze di Inear.
Mi è anche piaciuta tanto l'idea della profezia, vista non come la solita imponderabile spada di damocle sulla testa di giovani personaggi ignari e, normalmente, gravati dalle responsabilità. In Un tiro perfetto a questa visione se ne sostituisce una in cui la profezia è soprattutto "ricorrenza delle cose", "motore" del mondo e costruttrice di storia. E poi c'è una sessualità aperta e giocosa, spensierata e sempre "normale", sentimenti delicati ma intensi, il tutto scritto con uno stile scorrevole che non sacrifica varietà e ricchezza espressiva.

Ok, allora + un libro perfetto? A dispetto del nome, direi di no, il libro qualche difetto ce l'ha.
L'autore, come avrete capito, mette tanta carne al fuoco, tirando in ballo argomenti e riflessioni tanto dure quanto attuali. C'è di tutto nel testo: tradizione e progresso, singoli vs collettività, sistemi di potere verticistici e distribuiti, deità e laicismo...insomma, a volte mi è parso di riassistere alla manifestazione di sapere a tutto campo che caratterizza Dimitri! Il tutto in 200 pagine scarse.... Ecco, avrei tagliato qualcosa, a vantaggio di una focalizzazione mirata solo su certi temi. A meno di non voler traformare il romanzo in un saggio socio-antropologico in chiave critica...
Inoltre, il libro manca un pò di emozione. A dispetto di quanto detto, specialmente sul finire quando l'equlibrio delle cose si spezza, mi sarei aspettata di vivere un coinvolgimento emotivo più forte e di leggere eventi meno frettolosi, in modalità meno "da spettatore". La prima parte del testo, infatti, approfondisce molto la cultura degli atarur nel rapporto con la Malaterra e le altre razze, ma la parte conclusiva è molto più sbrigativa.
E il linguaggio? Il modo di esprimersi degli atarur mi è parso un pò contraddittorio, molto eplicito e volgaruccio nella prima parte, poi improvvisamente ripulito nel cuore della storia. A tratti mi pareva che l'autore proprio non fosse riuscito a reprimere l'istinto di usare intercalari sguaiati!! Diciamo che, un pò di limatura qua e là (editing???? :D), Un Tiro Perfetto avrebbe potuto averlo, ovviamente secondo me, eh. (c'è roba peggiore in giro, questo è certo, ma questo non ci autorizza ad essere sbrigativi, no???)

Bene. Ora dovete sapere una cosa. Questo libro, che tanti pregi e difetti ha, è autopubblicato su Lulù. E chi legge questo blog, conosce inconsapevolmente, anche il suo autore, ... Alladr, al secolo Adriano Allora.

Come sapete non mi sono mai pronunciata sulla faccenda dei libri autoprodotti semplicemente perchè non ne avevo mai letto uno. Se fossero tutti come Un Tiro Perfetto (ma sto titolo è brutto!!), noi lettori saremmo tutti più ricchi. Non sono mai stata dell'avviso che tutto ciò che viene scritto debba essere necessariamente pubblicato, non esiste, ma mi ha fatto piacere scoprire che nel cassetto di qualche italica aspirante gloria, oggi editorialmente difficle da collocare, si nascondeva qualcosa di buono. Che adesso, volendo, possiamo leggere tutti.

12 commenti:

Sean MacMalcom ha detto...

Lulu.com rulla! :D
Complimenti Alladr! :D

Valberici ha detto...

Complimenti all'autore...ovviamente il libro finisce in wishlist :)

tanabrus ha detto...

Vedrò di prenderlo :)
Complimenti Alladr!

alladr ha detto...

ehm, proprio una recensione che mi lusinga, almeno come "motorino d'avviamento" di utp. già. perché io non sono l'autore di utp, la storia è stata già raccontata nel mio blog: da un lato ci sono dei motivi per i quali l'autore preferisce l'anonimato, dall'altro ci sono io, che ho incontrato l'autore ed apprezzato le sue idee (convergenti in gran parte con le mie) e l'ho spronato a finire e rifinire.
forse in qualche occasione ho definito utp il mio libro, e forse -- questo è peggio -- ho avuto la mano troppo pesante e il mio modo di scrivere si è riflesso in quello di ss, ma non posso attribuirmi l'onore di utp.
ringrazio mirtillangela soprattutto per le critiche (alcune le avevamo previste: come detto altrove utp è un terzo autoconclusivo di una storia più lunga e abbiamo tagliato tutto quel che potevamo tagliare anche con un occhio agli altri due terzi; altre meno: la faccenda della poca emozione non me l'aspettavo, ma la rigirerò ad ss). e raccolgo i vostri generosi complimenti per rigirarli a chi ne ha diritto.

alladr ha detto...

aggiungo una cosa, perché invece il titolo è di mia ispirazione: a me piaceva proprio, invece, l'idea di un romanzo fantasy con un titolo volutamente non-fantasy (tipicamente articolo+nome+preposizione+nome: la spada di... la pietra di... la guerra di...) ed ambiguo (ed ss ha raccolto l'ambiguità aggiungendo quel dialogo all'inizio. non solo: quel dialogo ha poi aggiunto una sottotraccia alla trama, quello dell'amicizia tra i due vecchi, che all'inizio non era prevista e quando mi sono reso conto di quella traccia ho deciso che avrei pubblicato in qualche modo utp).

Sean MacMalcom ha detto...

Beh... allora complimentoni sia a te (mecenate) che all'autore tuo protetto! :)

CMT ha detto...

La "tribù di arcieri" mi inquieta un tantino, ma in generale sembra interessante.
Mi inquieta un tantino anche che tu non abbia mai letto un libro autoprodotto... cioè neanche hai tentato di rubare il mio a Fed tanto per vedere che scemenze avessi scritto? :-P

Mirtillangela ha detto...

@Alladr: evvabbè, ma allora tu vuoi spudoratamente confondermi!! Io realmente pensavo che si trattasse di ottima finzione letteraria...
( o di sdoppiamento della personalità) :D

Riguardo al titolo, va benissimo la cosa di non cadere nello stereotipo del titolo fantasy, ma la parola "tiro" richiama troppe cose e non nello specifico il tipo tiro che si intende nel libro. Il tiro di un carretto? Una striscia di polverina bianca??? Si, lo so che c'è il disegno che chiarisce tutto, ma l'immagine di norma, supporta, non fornisce il senso del titolo....
Almeno secondo me, eh.
La freccia perfetta? Una freccia perfetta? No, eh??

@CMT: e te che ne sai che non avessi già parlato con Fed per farmi prestare il tomo? Purtroppo io e lei non ci rivediamo da mesi (credo persino prima dell'irlanda)...
La tribù di arcieri inquietava anche me, ma fortunatamente gli autori non cadono in facili stereotipi elfici. E' una tribù altamente organizzata e gerarchizzata, gli arcieri hanno un ruolo fondamentale perchè hanno l'onere di protegegre gli altri. Il loro capo, la guida di morte, è la seconda voce rilevante della tribù subito dopo la regina e i suoi arcieri prendono ordini solo da lui. Insomma, gli elfi e la loro ripetitività, non c'entrano nulla!

Francesca ha detto...

bravi alladr e socio, e bella recensione!! un altro libro ad inciccire la mia wishlist... =) bene bene!

CMT ha detto...

Infatti non lo so, ovviamente ^__^
In quanto alla tribù... non è che mi spaventassero i paralleli con gli elfi, è la classificazione che mi suona bislacca, un po' come se ci fosse "una tribù di panettieri" ^__^;;

Bruno ha detto...

Sono a pagina 50 (sto leggendo in contemporanea i Draghi di Earthsea perciò è una faccenda difficile...).
Inizio un po' difficile, ma sto ingranando.

afanear ha detto...

@mirtilla: non preoccuparti. non hai idea di quanti miei amici siano convinti che ss sia io... a volte rispondo anche male (è una cosa che si ripete).

@cmt: in effetti, si tratta di una tribù di cacciatori-raccoglitori, che però cacciano con l'arco.
quanto alle tribù di panettieri, leggendo di certe omogeneità di prezzi, non mi stupirei se esistessero davvero.

@bruno: ennò, il confronto e spudoratamente a svantaggio di ss!