martedì 5 agosto 2008

Generi e sottogeneri


Non sono molto abile ad interpretare la realtà mettendole delle etichette. Anche mettere i tag ai post e ai libri mi risulta ostico e si vede chiaramente dalla mia blogroll... (prima o poi toccherà metterci mano ^_- )

Immaginate la difficoltà di taggare in modo univoco i libri fantasy in base ai sottogeneri che, di giorno in giorno, si moltiplicano.

Se è vero che la definizione di generi, anche quelli letterari, e la riduzione della complessità delle cose è necessaria per "interpretare" con maggiore facilità il mare magnum di informazioni che ci circondano, dov'è il limite oltre il quale piuttosto che di facilitazione dell'interpretazione si passa alla complicazione della stessa?

Vada per la distinzione tra fantasy e fantastico (macroscopica e abbastanza agevole da effettuare), ma se solo volessimo addentraci nei sottogenri del fantasy, avremmo (fonte wikipedia, manca qualcosa e non mi pare precissisima) :

Fantasy Classico (o High Fantasy)
Heroic Fantasy
Sword and Sorcery
Fantasy comico
Fantasy romantico
Fantasy mitologico
Dark fantasy
Fantasy storico
Fantasy erotico
Fantasy per bambini e ragazzi
High fantasy storico
Low fantasy
Urban Fantasy

Siamo sicuri che arrovellarci nella ricerca di una definizione precisa per i libri fantasy che leggiamo sia poi così utile ai fini interpretativi del libro stesso?
Certo, essere consapevoli che si sta leggendo un libro fantasy o un libro fantastico è importante ed è comodo per avere previsioni di lettura e costruzione di aspettativa, ma sapere, ad esempio, che si sta leggendo un fantasy low o high, è dirimente oppure no per gustarlo e, poi, commentarlo?
Per che cosa, o per chi, invece, si tratta di un'operazione necessaria, questa della caccia all'appartenenza di genere?

Voi che ne pensate?

Per me le distinzioni più o meno valide sono:
fantastico, fantasy, urban fantasy. Quest'ultimo è essenzialmente diverso dal resto delle ambientazioni fantasy poichè non cambia solo qualche elemento (maghi si, maghi no, eroe solitario si, eroe solitario no, storia per ragazzi o per adulti), cambia TUTTO e quindi, se dire
"sto leggendo un high fantasy o un low fantasy" può non fare immediata differenza, dire "sto leggendo un urban fantasy" di differenza immediata, a livello di comprensione, ne fa eccome. IMHO.


26 commenti:

Fed ha detto...

Personalmente trovo utili le 'etichettature' solo quando bisogna prendere in giro i tormentoni dei vari generi ^_-

imp.bianco ha detto...

Chissà come ti è venuta in mente questa discussione XD Comunque concordo con te, anche resto perplesso persino davanti ai grandi genere come horror, fantasy, giallo, ecc... dove mettiamo Lovecraft? e Poe? e Herbert? non hanno una collocazione precisa! :P

X-Bye

Fed ha detto...

Herbert? Herbert lo mettiamo nel mio cuore, è quella la sua collocazione precisa (fed innamorata)

Anonimo ha detto...

Il confine tra i sottogeneri a volte è talmente sfumato che si devono creare altri sottogeneri per identificare romanzi che si discostano anche solo di pochissimo dal perfetto romanzo del genere (ops, sottogenere!)
... Mi sa che non si è capito nulla! Quello che voglio dire è che sono pienamente d'accordo con te! Differenziare un heroic fantasy da un urban fantasy è fondamentale per indirizzare il lettore nel giusto settore d'interesse, ma il resto è catalogazione fine a se stessa.
Beh... Ero passata per augurarti buone vacanze e mi sono ritrovata a scrivere un lenzuolo! :p
A presto!

Ariendil

Sean MacMalcom ha detto...

Personalmente io i fantasy li divido solitamente in due grandi scuole, che fanno riferimento a due grandi autori: Tolkien ed Howard. :D
Estremamente banale, lo so, in una divisione che non lascia spazio a molte sfumature... ma ritrovarmi a considerare tutte quelle dozzine di classi diverse mi fa girare la testa e mi sembra solo fine a se stesso!! :D

coubert ha detto...

Concordo totalmente con te.

Fantastico, Fantasy, Urban fantasy (che non ha niente a che vedere col fantasy, al limite compaiono razze fantastiche... ma per lo più si tratta di thriller o gialli in un'ambientazione fantasy attualizzata. Non per nulla le varie serie urban fantasy spesso sono incentrate su invastigatori\poliziotti...).

E capisco magari il fantasy storico, per far presente subito che l'ambientazione è reale, ma mescolata ad elementi fantastici (Diciamo che in questa definizione potrebbe rientrare la Clarke, no?)

Poi al limite-limite, turandomi il naso e gli occhi, potrei sforzarmi di distinguere il fantasy da un qualche dark fantasy serio, che però dovrebbe essere un horror ambientato in un mondo fantasy (tipo l'urban fantasy con i gialli)

Ma le varie "classico, high, low, high magic, low magic, adulti, bambini, romantico" mi fa ridere, è come quando parlando di musica la gente sta per ore a disquisire sull'appertenenza o meno di un gruppo ad un sotto-sotto-sottogenere del metal. Idiozie... xD

Francesca ha detto...

manco le conoscevo, io, queste definizioni... ^^; quindi uhm sono d'accordo che possono essere utili per specificare velocemente di che cosa tratta un libro, ma andare troppo per il sottile diventa una complicazione inutile... meglio un buon riassunto! XD

Mat ha detto...

Concordo con la tua distinzione in tre categorie. Non amo classificare eccessivamente, anche se un minimo è necessario.
Credo sia ottimale distinguere solo per sommi capi, dato che alcune caratteristiche possono far ricadere un titolo in un genere che non è nè carne nè pesce, il che costringerebbe a ulteriori generi e sottogeneri. A lungo andare diverrebbe stressante e forse anche un po' ridicolo, non trovi?

Giova ha detto...

Nel tuo post hai sfiorato alcuni problemi classici della cluster analysis. Dato il seguito che ha questo blog si potrebbero persino concepire alcuni esperimenti interessanti. E semplici, come poi tutti gli esperimenti davvero interessanti :)

Bruno ha detto...

Sono d'accordo con te. Le etichette finiscono per accavallarsi, se se ne usano troppe. E perdono utilità proprio per quel motivo.

Mirtillangela ha detto...

@fed: dissacrante come sempre, eh??

@imp: eggià, l'idea mi è venuta proprio con la conversaazione con te!, ^_-
Ma infatti la difficoltà è quella, che nel fantasy-fantastico è un sussueguirsi di commmistione di generi e di elementi, che è olto difficile etichettare.

@ariendil: oh certo che si è capito, è proprio quello il nocciolo della questione. Scomporre per spiegare e poi ancora scomporre per spiegare ciò che nn rientra precisamente nella spiegazione... serve davvero?
O forse il vero sforzo è cercare di operare all'inverso per macrogeneri e non microgeneri??

Buonissime vacanze anche a te, a brese saluterò la capitale per tornarmene al paesello che, spero, sarà più fresco! Ti leggo sempre ^_-

LucaCP ha detto...

Guarda, io per comodità distinguo in: fantastico, fantasy e gotico. Anche se per 'gotico' intendo 'dark fantasy'. Difatti per me la Rice è dark fantasy, così come Dimitri. "Urban Fantasy" la reputo un'etichetta ambigua: metti caso che in un romanzo la storia si svolge in città e poi nel mondo fantasy? Si dovrebbe quindi ricorrere ad un "Urban-medieval fantasy"? Bah, meglio le mie piccole, tre etichette XD

Mirtillangela ha detto...

@sean: ahahha! IO non ho letto nssuno delle tu macrocategorie, come faccio?? :P

@coubert: si, è come dici, urban fantasy è pure un pò improprio come termine.

Eh, io su anobii la Clarke la taggherò con fantasy reale che nella mia mente malata equivale a: mondo "nostro" con contaminazioni fantastiche. Il fatto che sia nel passato della nostra storia mi importa relativamente.

La faccenda però, più la si spulcia, più la si ingarbuglia. Forse è davvero inevitabile... ^_-

Mirtillangela ha detto...

@francesca: concordo! eppure, nella pratica, è complicato non perdersi in elucubrazioni sempre più dettagliate..

@mat: eccome, se trovo. Ma il nostro genere letterario prefeito è così ricco di sfaccettature, di approcci e di contaminazioni, che in qualche modo bisogna orientarsi e pare che sia quasi impossibile mantenersi generici. Io su anobii ho persino evitato la divisione fantasy/fntastico. Chiamo tutto fantasy, ma lo distinguo in d&d, reale, di altri mondi, etc...

Mirtillangela ha detto...

@giova: sono tutta orecchi per questo esperimento! Qualcosa sul tema classificazione lo sta facendo Afanear in un progettino ambizioso cho porta avanti sul suo blog.
Sotto la voce Impresona ci sono i dettagli della cosa. In pratica, ha individuato una serie di elementi che si incontrano nei libri di genere e in base al libro che si decide di taggare, si valuta in che grado ogni singolo elemento sia presente. Lavoraccio non da poco, ma Afanear ha un sacco di coraggio e determinazione. ^_-

Tu che proponi???

Mirtillangela ha detto...

@bruno: concordo a mia volta. Ma sarà davvero possibile per il fantasy, così diverso e contaminato/contaminabile, usare pochi sottogeneri?

@lucacp: sempre urban fantasy rimane ^^ l'elemento fantasy non è detto che debba essere per forza medievaleggiante e, soprattutto, non è detto che sia preminente rispetto all'urbanità. Ok, mi sono ingarbugliata! :P

La Rice io non la "penso" fantasy ma horror quindi il problema non lo affronto!!!

sauron era un bravo artigiano ha detto...

temo di essere un po' un'eccezione perchè a me la suddivisione non dispiace. Nel maggior parte dei casi non saprei che definizione assegnare alla maggior parte delle cose che leggo, ma come lettore mi fa piacere sapere in anticipo che genere di prodotto aspettarmi e se quindi ho voglia o no di leggerlo. "previsioni di lettura e costruzione di aspettativa", appunto.
Quanto a "gustarlo e, poi, commentarlo", invece, non vedo perchè dovrebbe essere rilevante.

In effetti, l'assegnazione di un genere (p.es. "fantasy") rappresenta l'estremo inferiore del continuum delle recensioni di un libro. Continuum che poi prosegue dal meno al più esteso con sottogenere ("fantasy alta"), trafiletto, articolo,saggio fino all'opera enciclopedica in 72 volumi con l'analisi critica di ogni singola virgola del testo.

Non credo che la definizione del genere sia necessaria, tranne forse all'interno degli studi di marketing di una casa editrice. Penso possa essere utile per decidere alla svelta se voglio saperne di più e magari pure legermi il romanzo in questione. In questo caso, mi pare utile una definizione sommaria che edescriva in poche parole il tipo di atmosfera che posso aspettarmi.

alladr ha detto...

grazie per aver citato il lavoretto che sto facendo con le etichette. in effetti, l'impresona starà ferma per un po', visto un cambio di server e di piattaforma del blog in atto.
il mio scopo si discosta dall'elaborazione delle etichette per valutare la prossimità o meno di due opere qualsiasi etichettate (le etichette hanno un discreto livello di astrazione, soprattutto nella nuova/prossima release dell'impresona).

in generale, a me piacciono le etichette: se qualcuno etichetta un libro urban fantasy ci sarà un motivo, no? il grosso difetto delle etichette -- comune anche alla musica, ad esempio -- è che se si accetta il discorso delle etichette fino in fondo, si finisce per dover capire se st angel dei metallica è davvero nu metal oppure no, il che mi pare una stronzata. da questo punto di vista le etichettone tipo solo fantasy o fantascienza sono rassicuranti: sai dove vai, anche se non sei proprio certo di quello che avrai. proprio come un film hollywoodiano.

e che elettrizzante quando scopri che l'etichetta nasconde in realtà un'esperienza narrativa al limite!

Mirtillangela ha detto...

@sauron: esattamente! La mia riflessione partiva da questa considerazione: se mi è piaciuto un libro fantasy e voglio leggere altra roba di quel tipo, sapere che tipo di fantasy è potrebbe aiutarmi nella ricerca di libri simili?
La risposta è si, ammesso che nelle definizioni ci sia condivisione. Ma a me pare che, proprio in virtù di questa parcellizzazione, ci sia parecchia confusione e ciò che è low per qualcuno, potrebbe parere urban, a qualcun altro.
A quel punto, senza condivisione, l'utilità delle etichette particolareggiate, si perde e basta.
Di qui la proposta di riduzione, ammetto molto azzardata, dei sottogeneri possibili.

Anche il fatto della costruzione di aspettative, davvero funziona nel caso di etichette così minuziose?
E se il libro che ho comprato come "fantasy romantico", fosse per certi versi più classic che romantic, davvero la costruzione pervisionale va a farsi benedire gettando il lettore nello sconforto??

Meglio la definizione, sommaria ma calzante, dell'atmosfera del libro, sottoscrivo appieno ^_^

Fed ha detto...

@Mirti: dissacreante? mois?

Mirtillangela ha detto...

@alladr: e vuol dire che anche l'impresona se ne andrà in vacanza per un pò. Del resto la tua bella impresa la stai vivendo con Diana, no??
Ma il guaio è quello, che poi se fai delle etichette in un modo o nell'altro, finirai per etichettare tutto e ciò che è fuor di etichetta ne farà nascere un'altra, e a sua volta un'altra ancora...fino all'affollamento che non definisce nulla e storpia tutto.

Vero!! L'etichetta al limite, mi piace come esperienza ^_-

Sean MacMalcom ha detto...

@Mirti: Ehm.. non hai mai letto Howard???
Per Tolkien ti perdono (io stesso per ora mi sono interrotto a metà di LOTR) ma Howard no! Recupera immediatamente qualcosa!!! :P

Scherzi a parte... secondo me le microdivisioni hanno molti limiti che le rendono in effetti vane, come già altri hanno commentato (cfr. Coubert).
Ad esempio prendiamo quella che potrebbe sembrare più facile da riconoscere: "Fantasy erotico". Il nome sottintende ovviamente la presenza di una forte (se non principale) componente erotica di fondo all'opera, giusto? Ma la componente erotica è, appunto, una componente, non un'ambientazione. A meno che non sia ambientata unicamente in una stanza da letto, dove la protagonista o il protagonista copula con varie razze, ci deve essere un minimo di ambientazione che, obbligatoriamente, ricadrà nelle altre classificazioni. Potrebbe essere un "Fantasy classico erotico", oppure uno "Sword & Sorcery erotico", o anche un "Fantasy mitologico erotico", un "Dark fantasy erotico" o uno "Urban fantasy erotico"... che senso ha quindi distinguere l'erotico dal non erotico? Per metterci la linguetta "VM 18"? Ma quella è una specifica, non un'ambientazione o un genere...
Idem per "Fantasy per bambini e ragazzi": quali caratteristiche di ambientazione/genere sono definite dall'appellativo "per bambini e ragazzi"? Non ci può essere uno "Sword & Sorcery per bambini e ragazzi"? "La storia infinita" come si classifica? "Le cronache di Narnia" come si classificano? Fra l'altro per molti opere come "Queste materie oscure" sono per bambini e ragazzi... ma vuol dire?

Mirtillangela ha detto...

@sean: hai fatto centro!

L'errore frequente è quello di suddividere in sottogeneri in base a tratti della narrazione elevati a tipologie, esattamente l'esempio che fai tu. Il risultato è che ogni libro ha ben più di una etichetta possibile, proprio perchè non si ragiona per ambientazioni (anche lì, però, bisognerebbe individuarne i tratti ricorrenti e poi cristallizzarli in tipi) ma per aspetti.

Come si supera questa cosa? Come si può fare una suddivisione davvero utile che non finisca per complicare le appartenenze? Ha senso questo auspicio?

Bel trip di inizio ferie, eh?? ^_-

alladr ha detto...

bel trip, sì.

palakin ha detto...

Ti sei scordata il Church fantasy! :P

Sinceramente, a me non interessa il genere, ma che il libro mi piacia, mi coinvolga nella sua trama, con i suoi personaggi, con la regia, ecc...
Del genere mi importa meno di niente( cosa fisicamente impossibile, ma tant'è! :D)

Kolos ha detto...

Ciao Mirtilla! Bel blog, ci sto dando un'occhiata.

Riguardo al post, le distinzioni le lascio a critici letterari, cosi' ossessionati dalle loro classificazioni. Confesso che quello del genere (letterario ma anche musicale) e' un problema che non mi sono mai posto. Pecco di ignoranza e approssimazione, senza dubbio... O no?