martedì 2 settembre 2008

Midnight Sun non s'ha da fare


Questa notizia qui proprio non me l'aspettavo. In pochissime parole, Stephenie Meyer, la mamma di Twilight e soci, di Bella Swan e di quel figo di un vampiro di Edward Cullen, ha annunciato che non terminerà mai l'attesissimo quinto volume della saga, Midnight Sun.

Motivo? Pare che una copia ancora non editata e incompleta del libro sia stata messa in rete da qualcuno di molto fidato (!) e la Meyer, sconvolta e delusa per la mancanza di rispetto sia come autrice che come persona, ha deciso di interrompere la stesura del libro.
Qualche stralcio del comunicato:

“Non volevo far conoscere ai miei lettori Midnight Sun prima che fosse completato, e accuratamente pubblicato. Credo che sia importante per tutti capire che ciò che è accaduto è stata un’enorme violazione dei miei diritti come autrice, per non parlare di me come essere umano.” […] “Solo perché certi acquistano un libro o un film o una canzone o ne ottengono un download da Internet, non significa che possano arrogarsi il diritto di riprodurre o distribuire tutto ciò che vuogliono. Purtroppo, con Internet, è facile per le persone ottenere e condividere elementi che giuridicamente non appartengono a loro. Non importa quanto questo fatto sia disonesto. Questa è stata un’esperienza molto sconvolgente per me, ma almeno mi auguro serva a lasciare ai miei fan una maggiore comprensione del diritto d'autore e dell'importanza del controllo artistico.”

“Pertanto, qual è la fine di Midnight Sun? La mia prima sensazione è stata che non vi era alcun modo per continuare oltre. La scrittura non è come la matematica; in matematica, due più due è sempre uguale a quattro, non importa com’è il tuo umore. Con la scrittura, il modo in cui ti senti cambia tutto. Se cercassi di scrivere Midnight Sun ora, nel mio attuale stato d'animo, James probabilmente vincerebbe e tutta la famiglia Cullen invece sarebbe morta, cosa che non si accorda bene con il racconto originale (n.d.r.: l’autrice parla del romanzo Twilight, di cui Midnight Sun è una riscrittura, ma dal punto di vista di Edward). In ogni caso, mi sento troppo triste per ciò che è accaduto per continuare a lavorare su Midnight Sun, e così resterà in attesa indefinitamente"


Oh, intendiamoci, io non sono una grande estimatrice della saga della Meyer, Twilight è stata una lettura godibile tra l'altro fatta in autobus con un prete logorroico accanto, ma non rappresenta certo il libro della vita. Ma un pò di tristezza questa notizia me l'ha messa, se devo essere onesta, e mi ha fatto fare qualche riflessioncina.

Il discorso è complicato, c'è di mezzo la privacy, i media digitali, il copyright o il copyleft, le intercettazioni o i video rubati e messi su youtube. Al momento la mente va verso una riflessione.

E' comune pensiero che la rete favorisca l'illegalità e sappiamo tutti, perchè tutti ne abbiamo fatto esperienza, quanto sia facile e moralmente autogiustificabile approfittare delle "libertà" virtuali.

In realtà, la faccenda della Mayer evidenzia qualcos'altro. Le persone che hanno diffuso il libro in rete con tanta leggerezza probabilmente (ipotesi mia, eh) non credevano di fare nulla di particolarmente grave o, peggio ancora, non avevano la giusta percezione di quanto stessero agendo in modo discutibile.
Internet fa questo, abbassa la percezione dell'illegalità negli utenti che non comprendono, o non vogliono farlo, quanto pubblicare in rete qualcosa non sia precisamente come organizzare una lettura di poesie a casa propria. Non ci si pensa proprio. Paradossalmente, più il media diventa "abituale", "conosciuto", più tutto quello che vi ruota intorno diventa "normale". E nella normalità, ahimè, c'è anche questo.


Ma chi di rete perisce di rete ferisce. Nel senso che è proprio attraverso la rete che la Meyer trasforma questa brutta situazione in un vantaggio. L'onestà, l'accorata comunicazione ai lettori, la disponibilità a mettere online la famigerata copia, non sono forse modi di sfruttare l'eco e la risonanza della rete per divulgare il proprio messaggio? La Meyer non guadagnerà in termini di soldi visto che il libro non nascerà, ma di certo la sua popolarità e la sua immagine ne guadagneranno eccome. Non è cinismo il mio, è solo una riflessione che precede la considerazione che, come tutti gli strumenti, Internet non è buono o cattivo in sè, è l'uso che se ne fa ad essere l'uno o l'altro. E che al giorno d'oggi, forse, fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio!

E dopo questo, una domanda a scrittori e aspiranti tali: può l'umore, la prostrazione, la delusione, indurre un autore a non scrivere più un libro perchè ne uscirebbe troppo influenzato? (il caso Meyer è un pò particolare perchè questo libro sarebbe la riscrittura di Twilight dal punto di vista di Edward quindi la trama era già scritta).

35 commenti:

Valberici ha detto...

Mi è piaciuta molto poco la"sparata" della Meyer.
L'errore è stato suo ed ora lo fa "pagare" ai suoi lettori, non ha senso.
Non mi sono mai piaciute le persone "piagnine".
L' unico insegnamento che si può trarre da questa vicenda è che bisogna scegliere meglio le persone di cui fidarsi.
Comunque mi pare solo l'ennesima mossa pubblicitaria :(

coubert ha detto...

Concordo con Valberici.

Certo, l'umore influisce enormemente nella scrittura, ma al limite se non sei dell'umore adatto aspetti e scrivi dopo una settimana.

Tutto questo pandemonio per il fatto che un suo beta-reader ha divulgato il manoscritto? Aveva a scegliere meglio la persona cui farlo leggere.
Per il resto mi sembra tutta una creativa campagna pubblicitaria per far crescere l'attesa su questo libro...

Bruno ha detto...

Può darsi che i lettori si siano risparmiati qualcosa... scusate la cattiveria.

LucaCP ha detto...

Personalmente condivido l'intera invettiva della Meyer. Se un mio romanzo fosse letto illegalmente online nella sua versione incompleta, uscirei certamente fuori dai gangheri.

La sola cosa che mi rende perplesso è la giustificazione che adduce alla fine. Capisco che lo stato emotivo di uno scrittore sia fondamentale, ma io al posto suo proverei a dirmi "ho venduto milioni di copie, chi ha messo il manoscritto online non era in buona fede, ma chi legge lo fa perché apprezza il mio lavoro. Nessuno gli ha puntato una pistola contro".

Mirtillangela ha detto...

@val e coubert: evvabbè, ma voi siete disfattistissimi!!! Io sono la prima a vedere il marcio dietro in cose di ampia pubblicizzazione come queste, per mettete che fosse vero?
Sociologicamente e comunicativamente parlando, il caso mi stuzzica...

@bruno: ma questo è certo, altro che cattiveria! secondo me i poveri lettori che si sono letti la brutta copia del libro non sono sopravvissuti.... ^_-

Mirtillangela ha detto...

@luca: esatto, la penso come te. Se anche nn ci foss l'ombra del marketing dietro questo annuncio (e forse un consulente le avrebbe suggerito una scusa migliore da addurre per la sospensione della scrittura), può il malumore bloccare l'avanzamento lavori??
E se i suoi libri non avessero venduto quello che hanno venduto, starebbe già pensando al suicidio?

Oppure...le attività fortemente creative, sono difficili da gestire in stati d'animo così agitati, chissà. Ma mollare per sempre il progetto... per me ci ripensa (come previsto? ^__-)

imp.bianco ha detto...

E 'sto fatto succede proprio deve uscire, o comunque non manca tantissimo, all'uscita del film di Twilight? ma per favore! strategia di marketing bella e buona! ed anche se fosse... ha ragione Val, la Meyer è stata idiota e piangersi così addosso non mi piace proprio... e quoto Bruno XD Però bisogna rispettare la Meyer perché se ora dopo 'sta cosa non vuole scrivere più il libro... beh io l'appoggio pienamente! L'aiuto pure se vuole...

ok... la smetto di fare il buono... XD

Visto come scrive la Meyer, spero che anche gli suoi altri, prossimi futuri, vengano messi online prima del tempo!!!

E se le facciamo conoscere la recensione di Gamberetta... cosa fa... non si collega più ad internet perché la rete cattiva parla male di lei? Ouè Ouè, le ha rubato il ciucciotto! XD

X-Bye

Mirtillangela ha detto...

@imp: mamma mia, ma che t'ha fatto la poveraccia?? Ok, non è una grandissima scrittrice ma io il beneficio del dubbio glielo do. Poi magari verrò smentita, eh.
Resto dell'idea che come scusa fa pena e il marketing di norma si fa con più originalità.

Resta il fatto che il reato non l'ha fatto lei a mettere in piedi un'azione di marketing online (ammesso che sia questo), ma chi ha divulgato l'opera di una scrittrice senza permesso, recandole cmq un danno (ammesso che sia accaduto).

Zeruhur ha detto...

Mi fa piacere che tu abbia sottolineato la caratteristica di "mezzo" di internet. Un mezzo non ha moralità, è l'utente a determinarla con le sue azioni.
Comunque avendo già letto questa mattina della Meyer (autrice che non conosco e che non ho alcuna priorità o volontà di leggere) sono emerse due osservazioni nella mia testa:
1) La Meyer non è affatto professionale e correta nei confronti del suo pubblico. Nessuno concorderà con me, ma il comportamento dell'autrice pare quello di un'adolescente media offesa perché qualcuno le ha fatto lo sgambetto
2) La Meyer è ingenua: si è fidata di una persona che evidentemente senza scrupoli ha divulgato l'opera (incompiuta per giunta) illegalmente. E' ovvio che il problema sia di fonte: non si può infatti avere la pretesa che la moralità media dell'utente non gli impedisce di divulgare qualcosa che riceve gratuitamente (e non parlo di legalità o illegalità del "dono").
Detto questo ci sono tanti modi di essere autori e vivere del proprio lavoro. La mania di assolutismo del copyright mi è indigesta.
Volete un esempio concreto? Il collettivo Wu Ming pubblica le proprie opere sotto licenza CC, questa non vuol dire che non ci guadagni: se ci fate caso le loro edizioni presso Einaudi sono piuttosto costose. Però volendo si possono scaricare liberamente dal loro sito e anche distribuire con il consenso degli autori. Questa è lungimiranza e l'esempio migliore che liberare un'opera non vuol dire necessariamente morire di fame.

Mirtillangela ha detto...

@zeruhur: vedo che condividi la mia fissa per i media digitali ^^'
1) Concordo, se avesse denunciato il fattaccio e poi avesse deciso stoicamente di continuare, ci avrebbe guadagnato parecchio. Quello che temo è che, pressata dai fan, torni sui suoi passi dimostrando davvero di avere 13 anni.

2)concordo anche con questo. Tra l'altro, la rete e le sue libertà aumentano la percezione nell'utente che tutto sia più o meno lecito, indipendentemente da eventuali vincoli in questo caso rappresentati dalla mancata autorizzazione dell'autrice.
O magari si è trattato di un dispetto, questo rientra nella sfera più privata.

Sul discorso del copyright nell'era di internet ci vorrebbe un intero trattato. Ma se, come ricorda qualcuno, il copyright è un sistema concepito per controllare la stampa inglese del XVI secolo, può ancora funzionare per tutelare gli interessi degli autori del XXI secolo???

(per leggere un articolo a riguardo, vai qui: http://blog.stefanoepifani.it/2007/05/08/Ripensare+Il+Copyright.aspx )

Valberici ha detto...

Ho l'impressione che la Meyer sia un po' a corto di idee.;)
Già il fatto che usi una trama già sfruttata non depone a suo favore.
Del resto non è che fino ad ora abbia mostrato di avere molta fantasia.:D
Si vede che ora è nei guai e monta il caso per giustificarsi e tentare l'ultima grande vendita. ;)

Sean MacMalcom ha detto...

Credo sia estremamente difficile poter giudicare questo caso e, sinceramente, non so neanche quanto sia giusto o meno farlo.

Si è parlato di "tradimento" verso i lettori da parte di un'autrice, ma per quanto commerciale possa essere considerata la sua opera è giusto ricordare che vi è differenza fra scrivere un libro e pubblicare un libro, fra creare una storia e venderla al pubblico.
Mentre la pubblicazione e la vendita sono operazioni asettiche, semplici processi industriali che possono addirittura non prevedere una componente umana, la scrittura e la creazione sono atti umani ed umanistici che non possono in alcun modo prescindere dall'animo della persona che li concepisce, che li crea. Non vi è alcuna differenza fra la stesura di una canzone e la stesura di un libro se non nella lunghezza media dell'una e dell'altra: entrambe rappresentano, devono rappresentare ed è giusto che rappresentino un particolare momento della vita del proprio autore, una particolare serie di emozioni che non possono prescindere in alcun modo dall'opera. Così come nessuno pretenderebbe da Guccini la stesura di una canzone come "L'Avvelenata" in un momento di gioia; nessuno può pretendere da un autore la stesura di un testo laddove vengano meno le emozioni che renderebbero coerente tale testo. Del resto, sempre nell'esempio riferito a Guccini, molti sono coloro che trovano un po' forzate le sue ultime canzoni, nel momento in cui lo spirito con cui si ritrovano ad essere scritte non è lo stesso del '68, pur magari in alcuni punti volendo richiamare simili pensieri, simili idee.
Personalmente diffiderei in maniera viscerale da uno scrittore o presunto tale in grado di scrivere spinto unicamente da un "impegno" preso verso i propri lettori, perché la sua diverrebbe semplice prostituzione laddove, forse, inizialmente era amore. Forse qualcuno potrà trovare esagerato il paragone, ma sono convinto che le arti, a qualsiasi categoria appartengano, non possano essere vissute diversamente da un atto d'amore, fisico e psicologico: ma dove l'arte diventa professione, dove la creatività diventa abitudine, quale differenza si propone fra questo genere di artista ed una prostituta? Con questo non voglio, sia chiaro, escludere la possibilità che uno scrittore possa guadagnare dalla propria opera: quello che penso è semplicemente che quando scrivere diventa un'attività da fare ad orario, timbrando un cartellino quotidiano per "il bene dei lettori", allora non è più arte... ma la stesura di una partita doppia!
Per queste ragioni non sono d'accordo a considerare "tradimento" quello della Meyer verso i propri lettori: a prescindere dalle ragioni che la spingono a rifiutarsi di continuare a scrivere quel libro (discutibili o meno a seconda dei punti di vista), nel momento in cui ella non desidera più farlo nessun obbligo deve essere ipotizzato nei suoi confronti, né materiale né morale, o diverrebbe addirittura pari ad una violenza.

Sbagliata, eventualmente, potrei considerare la scelta da parte dell'autrice di gettare definitivamente la spugna, abbandonando la scrittura unicamente perché offesa in questo modo. Ma non tanto per i lettori, quanto per la medesima autrice: anche laddove quei temi, quei personaggi, quelle situazioni fossero diventate troppo pesanti, rinunciare a scrivere unicamente in conseguenza di questo atto significherebbe fare un torto solo a se stessi, porsi in un castigo privo di significato nel negarsi qualcosa che si riesce a fare con piacere, con passione. Meglio piuttosto fare tabula rasa e ricominciare da capo con un'altra storia, in un altro genere addirittura... ma non abbandonare del tutto.
Fortunatamente per lei, comunque, non vi sono state dichiarazioni di sorta di questo tipo...

imp.bianco ha detto...

@Zeruhur: concordo con te! sembra una bambina a cui hanno rubato il lecca lecca XD

@mirtilla: c'è l'ho con la Meyer per quello che ha fatto ai vampiri. Non la perdonerò mai... XD

X-Bye

Mirtillangela ha detto...

@val: malfidatisssssssimo! Credo che quella di scrivere Twilight dal punto di vista di Edward, fosse un'idea vecchietta della Meyer che ha prima scritto gli altri, per poi tornare su Midnight sun.
Chissà però se sta cosa le riuscirà....

@Sean: oddio, dire che gli autori che scrivono per "professione" sono simili a prostitute mi pare un pò eccessivo....
E' chiaro che quando si smette di scrivere per l'arte in se stessa e si passa a farlo per professione, l'approccio dell'autore alla scrittura cambia e il rapporto col lettore entra di prepotenza nel ciclo "produttivo".
Non potrebbe essere altrimenti,
non oggi, almeno. Non è più l'epoca della creatività per se stessa, dell'artista che fa ciò che vuole (sempre ammesso che un'epoca del genere sia mai esistita). Ci sono autori che azzardano di più, che pretendono di stare fuori dagli schemi, ok, ma non credo proprio che possano vantare la totale indipendenza dal rapporto col lettore.

Non dico che la Meyer avrebbe dovuto scrivere "per forza", ci mancherebbe, ma mollare tutto perchè non è andata precisamente come sperava, è un pò immaturo come ragionamento.

E cmq il problema secondo me è anche un altro. Midnight sun aveva già una trama essendo il "doppio" di Twilight quindi non poteva essere sviluppato in modo diverso. Doveva andare a finire bene, doveva esprimere buoni sentimenti, etc...
Se la Meyer avesse avuto più libertà con la possibilità di scrivere un intreccio tutto nuovo, non avrebbe mollato, perchè il suo umore avrebbe potuto tranquillamente riflettersi sulla sua scrittura. Avrebbe potuto essere più cupa e più disillusa, forse anche più cinica, e sarebbe stato tutto ok.
Ma lei non poteva farlo, di qui il crollo di nervi ^__^'

Mirtillangela ha detto...

@imp: ahahahaha!! E perchè, che gli ha fatto? Li ha solo resi un pò vegetariani, non vulnerabili al sole e pure un pò fessacchiotti.... ARGH!!!!

Francesca ha detto...

Non mi metterò a piangere per questa perdita, benchè abbia apprezzato molto twilight e mi sia piaciuto parecchio anche the host, se midnight sun avesse continuato la discesa della saga di twilight sarebbe stato difficilmente leggibile...

Comunque la Meyer mi piace, e molto, e il tuo discorso sulla strana percezione dell'illegalità su internet è molto interessante.
Violare un copyright su internet è un danno altamente sottovalutato, c'è l'idea che ciò che si trova in internet sia liberamente disponibile... il fatto che la Meyer abbia sottolineato il problema mi sembra un'ottima cosa: speriamo che il messaggio si diffonda almeno un po' e venga in qualche modo compreso.
(servirebbero delle leggi più chiare, e più aggiornate: io lo vivo solo dal punto di vista della diffusione delle immagini - che tra l'altro è il meno sentito, mi pare - ed è un gran caos)

Appoggio quindi il discorso della Meyer, indipendentemente dai motivi che l'hanno spinta a scriverlo: che sia la comprensibile delusione per essersi fidata di persone sbagliate o una strana strategia di marketing. Se un libro non scritto può far riflettere qualche adolescente su quanti copyright lede quel che ha messo nel suo profilo su myspace, ben venga.

Sean MacMalcom ha detto...

@Mirti: temo di essermi fatto in parte fraintendere. Non ho accusato gli scrittori che scrivono per "professione" di essere come delle prostitute. Eventualmente ho accusato, pur restando nei limiti dell'opinione personale, gli scrittori che scrivono SOLO per "professione" di essere come delle prostitute. :)
E' una sottile differenza... ma essenziale nel discorso.

Mirtillangela ha detto...

@francesca: ma chi si rivede!!Fatto buone vacanze??
Questa tua lettura "istruttiva" del caso Meyer- pirateria (chiamiamola così per praticità) non l'avevo colta nel mio ragionamento ma in effetti, pensando a qual è il target dei suoi libri, la tua riflessione è parecchio calzante.
Intendiamoci, a tutti capita di scaricare, masterizzare e quant'altro, capita agli adulti figuriamoci ai ragazzini... però un pò di riflessione in più, un pò più di scrupolo, non farebbe male.
In tutte le cose ^^

@sean: no, tranquillo, guarda che anche io per taluni autori mi chiedo come facciano a produrre in modo industrale. Libri e libri, tra l'altro quasi tutti uguali, a ritmi impressionanti (non parlo di fantasy, eh); praticamente non creano, timbrano il cartellino ^^'

Solo che non sono convinta che oggi si possa fare a meno di intendere l'atto della scrittura come un impegno professionale, sebbene siano davvero pochi gli scrittori che facciano solo quello per mestiere ^^. Ma lavoro primario, o lavoro secondario, è sempre un'attività organizzata. Credo che sia inevitabile, oggi...

Francesca ha detto...

sìssì, per carità... ^^; non è che il mulo mi sia totalmente sconosciuto... l'importate è avere la percezione di quello che si fa! Un sacco di persone (adolescenti soprattutto) non ne hanno neanche il sospetto... se una presa di coscienza, anche piccola, deriverà da questo messaggio, non sarà stato un male.
^^; comunque non sono ancora andata in vacanza (tra una settimana, faccio 10 giorni in scozia :D)... sono solo un tantino poco postosa... XD

Fed ha detto...

Per quanto riguarda le scelte della Meyer quoto completamente Valberici e Coubert, in tutto e per tutto. E aggiungerei che in questo sfogo la Meyer dà anche l'impressione di essere poco professionale: è successa una cosa sgradevole, ok, ma la letterina strappalacrime ai lettori, francamente mi pare fuori luogo, soprattutto visto che sono proprio i lettori che se la prendono in quel posto alla fine.

Per quanto riguarda invece il tuo quesito ti parlo per esperienza non diretta, non essendo io una scrittrice, ma ho avuto modo di chiacchierare con qualcuno che scrive per professione.

Tendenzialmente la risposta è no: un autore non dvorebbe lasciarsi influenzare dal proprio stato d'animo mentre scrive. Tuttavia, siamo tutti esseri umani, per cui è abbastanza inveitabile alienarsi completamente da ciò che si sente.
Un comportamento professionale non dovrebbe permettere di cambiare la trama a seconda dell'umore (es: faccio schiattare tutti perché sono depresso), tuttavia atmosfere e descrizioni non possono non essere influenzate. Per cui, come sempre, la mia risposta si riduce al solito: sì, ok, purché sia fatto con misura.

Anonimo ha detto...

Metto momentaneamente da parte i dubbi, leggittimi, su un'eventuale mossa pubblicitaria: dopotutto, è pur sempre mercato e la pubblicità ne è parte integrante. Il modo di farla poi è dettato dal buon gusto individuale.
Il commento potrà sembrare fin troppo buonista, ma io credo che la Meyer (o chiunque altro nella sua situazione) abbia perfettamente ragione: l'unica cosa che uno scrittore ha è ciò che scrive, è il suo lavoro non meno di quanto lo sia il negozio per un commesso. Solo che andare in negozio e sottrarre la merce è considerato palesemente un furto, mentre non si può certo dire che lo stesso avvenga quando l'oggetto in questione è l'arte (e mi scuserai, Mirtilla, se ho usato questa parola per la Meyer, ma non ho deciso io di pubblicarla... il danno ormai è fatto). Il problema è che quando si parla di diritto d'autore non viene messa abbastanza in risalto la parola DIRITTO.
Quanto alla domanda che chiude il post, vero è che se qualcosa di attinente al tuo lavoro ti fa cascare le braccia in questo modo ma dove la ritrovi la voglia di scrivere per il pubblico?
Scusa se mi sono dilungata.

Ariendil

alladr ha detto...

quoto zeruhur.
ora, da quello che ho letto, la soluzione è fare in modo, almeno, che la meyer creda per ogni libro che scrive che sia stato diffuso illegalmente on line.
nel giro di tre o quattro libri incompiuti dovremmo sbarazzarcene.

Mirtillangela ha detto...

@francesca: 10 giorni in scozia?? Ma meraviglia!!! Mi raccomando fai tante fotine, ok??

@fed: è vero, la chiave di tutto è la misura. Ma la Meyer questa maturità completa forse non l'ha raggiunta ancora.

Mirtillangela ha detto...

@ariendil: concordo su tutto, anche sulla questione dell'arte. Onestamente non ho le competenze per addentrami in una disamina di cosa sia arte e cosa no, diciamo che in questo caso mi affido a wikipedia:
"L'arte, comprende ogni attività umana - svolta singolarmente o collettivamente - che, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall'esperienza, porta a forme creative di espressione estetica"

La Meyer, piaccia o no ciò che scrive e come lo scrive, fa arte come tutti gli scrittori (ripeto, a prescindere dai gusti).

Concordo sul fatto che l'umore pessimo non aiuta a scrivere ciò che si desidera, ma abbandonare il progetto? (ma per me ci ripenserà...)

@alladr: ahahahahah! Ma che cattivi che siete!!

Tanabrus ha detto...

@ Alladr

Geniale e malefico... mi piace!
Appena saprò che prepara un nuovo loibliro comincerò a mandarle mail in cui le consiglio di ricontrollare la grammatica di pagina 12 e la punteggiatura di pagina 27.
A volte magari dirò anche che ai miei amici cui ho intoltrato il libro, per ora il tomo non è piaciuto molto.

Valberici ha detto...

@alladr: mi unisco al lodevole tentativo...speriamo di farcela in non più di due libri :D

Anonimo ha detto...

Un breve passaggio per provare a rispondere alla domanda finale di Mirtillangela.

Da strenuo sostenitore del metodo nella scrittura, nonché della costanza del lavoro, mi riesce difficile credere che - salvo casi estremi - i fattori esterni (la vita, perchè a quello alla fine tutto poi si riconduce) possano indurti a abbandonare un romanzo.

In quello che scriviamo mettiamo passione, amore, dedizione (sacrificio mi dicono gli altri quando rivelo che io lavoro alla stesura dei miei romanzi tutte le mattine dalle 5,30 alle 7,00). Gettare via tutto questo sarebbe tradire una delle poche reali cose che, dal mio punto di vista, rendono la vita degna di essere vissuta.

Intendiamoci: situazioni particolari sotto il profilo emotivo possono rallentarmi, farmi fermare per alcuni giorni o fare deviare l’alveo della narrazione in cui mi cimento ma dire addio alla storia che sto raccontando mai. La tradirei e, così facendo, tradirei me stesso.

Volete sapere cosa avrei fatto io al posto della Meyer di fronte a quello che le è accaduto se non si tratta, come paventato da qualcuno, di un’astuta (e in tal caso vergognosa) strategia di marketing? Mi sarei buttato con ancora maggiore impegno nella storia, magari riscrivendola ex novo.

Sempre interessante leggere i tuoi post, Mirty.

Saluti

Michele Giannone

weirde ha detto...

Mi spiace non pubblichi Midnight sun, ma in fondo, non era essenziale alla serie, perciò non manderà in crisi nesuno con questa decisione. Credo abbia potuto non pubblicarlo, senza che la casa editrice le imponesse (oops volevo dire consigliasse) invece di farlo proprio per questo. Si fosse trattato di Breaking dawn col cavolo che le permettevano di non finirlo.
Detto questo, visto che ho letto Breaking dawn e mi ha deluso parechhio, non sarebbe stata un gran perrdita nemmeno quella.

Sono passata dal tuo blog per darti una brutta notizia e ne ho letta un altra, sigh.
Mi hanno detto che non sarà pubblicato in italiano il terzo volume della serie fantasy di m. V. Snyder, per ora. Almeno non con fantaluna. Ma forse un'altra casa editrice....

Anonimo ha detto...

Anche secondo me ci ripenserà: come molte altre cose, anche la delusione è passeggera. E, forse, molto dipende da quanto tiene lei, prima che i suoi lettori, alla sua opera.

Ariendil

Mirtillangela ha detto...

@michele: e i tuoi commenti sono sempre interesanti e calzanti ^_^

Questa tua considerazione è un pò il nocciolo della mia domanda. seam sostiene che chi scrive "solo" per professione, perde quell'autonomia di scrittura che dovrebbe caratterizzarlo. In altri termini, il "dover" scrivere per lettori, editori etc... sarebbe la rovina dell'ispirazione, della libertà e della creatività. Questo, in fondo in fondo, lo pensiamo tutti.

Ma, come tu correttamente dici, un conto è fare della scrittura una professione, un conto è fare lo scrittore con professionalità.

Se è vero che la Meyer non scriverà il libro, ma già questa reazione è suffficiente, dimostrerà di non aver la giusta professionalità. Non c'entra neppure il tipo di lavoro svolto, di ingegno o manualità, c'entra il modo più o meno professionale con cui si svolge un'attività (principale o non).
Grazie dello spunto, Michele. ^^

Mirtillangela ha detto...

@weirde: eh, forse hai ragione. se si fosse trattato di un volume principale della saga, col cavolo che avrebbe potuto mollare tutto ^^

Ahimè, ammetto la ia ignoranza ma Snyder non so chi sia però questa moria di pubblicazioni di autori dalle vendite non eclatanti, inizia ad essere fastidiosa. :(

@ariendil: concordissimo! se ci tieni davvero al tuo sogno, non te lo lasci scappare, no? ^_-

imp.bianco ha detto...

@alladr: mi unisco al tuo piano, ingegnosamente malefico e delizioso... XD

X-Bye

weirde ha detto...

Personalmente credo che ad averla portata a questa decisione sia stato anche il fatto che Breaking dawn ha avuto parecchie recensioni pessime anche in America eh eh

Saryo ha detto...

Ciao Mirtilla!
Volevo fare una premessa: non ho mai letto i romanzi della Meyer, ne lo farò per come ha trasformato il vampirismo, ma questa è solo questione di gusti.
Non credo che l'autrice abbandonerà il filone, non lo farà perché ci guadagnerà sopra: ci sono interessi di guadagno anche per la casa editrice che detiene i diritti di pubblicazione del suo filone e, sicuramente, nel contratto firmato dalla Meyer c'è la clausola di tutti e 5, o quanti sono, i libri della saga.
Perciò ne possiamo dedurre che l'autrice ha avuto uno stupido slancio di rabbia, che potrebbe essere stato creato per l'occasione: attirare più curiosi, oltre che i fans.
Non sono cinico, ma qualcosa di editoria ne mastico (poco eh!).
La casa editrice non accetterà mai che un autore/ice possa giocare su piani di vendita ed aspettative: sarebbe la prima a perdere gli introiti.

Consiglio alla Meyer di staccare la spina per un mesetto e partire per un viaggio di un mese in una località tranquilla per tuffarsi nella stesura del nuovo manoscritto (Io farei così), senza vedere editor, agenti e responsabili della Casa editrice.
Buona domenica.

Saryo

Mirtillangela ha detto...

@weirde: questa cosa dell'accoglienza freddina di Breaking down potrebbe essere stata una causa ma io dico, ti va male un libro e te che fai? Molli quello che ti potrebbe ridare un pò di respiro??? boh!

@saryo: ma ciao! Tra l'altro è in uscita al cinema il film tratto da Twilight quindi sarà difficile che la Meyer molli il filone. Farà bene a rinnovarlo un pò e a fare meno piazzate (se proprio questa è una mossa pubblicitaria), così non ci guadagna molto in termini di professionalità.