martedì 16 settembre 2008

Twitter funebre, è vero scandalo?


Sapete cosa è Twitter? E' un servizio online che permette agli utenti iscritti di pubblicare brevi messaggi testuali su un sito che verranno letti da coloro che "seguono" quel determinato profilo. Per capirsi, è quello che faccio io quando, nella colonna di sinistra del blog, in quella righetta Cosa sto facendo pubblico messaggini brevi sull'andamento della mia giornata (è un'opzione di Twitter, collegare alla pagina di twit un sito o un blog).
Un aggeggino che non serve a nulla? Mica tanto. Nel web 2.0 tutto ciò che è condivisione, partecipazione e scambio non può essere liquidato con giudizi frettolosi. Ma di norma, per capirlo, serve IL caso che faccia montare l'indignazione, la riflessione, il problema. Detto fatto.

La notizia è di ieri e la riporta Repubblica.it: tale Berny Morson, inviato della Rocky Mountain News, quotidiano locale di Detroit, si è recato al triste funerale di un bimbo di 3 anni ucciso da un'auto che, dopo un incidente in strada, è piombata nella gelateria dove si trovava il piccolo.
Fin qui nulla di strano, i cronisti vanno sempre ai funerali per strappare interviste singhiozzanti, mamme disperate e amici urlanti vendetta.
Ma Morson ha fatto un'altra cosa: ha portato con se un cellulare e, durante la cerimonia funebre, inviava messaggi-aggiornamenti sull'andamento del funerale alla sua pagina di Twitter. Sicchè gli iscritti alla pagina di Morson (che sono, udite udite, l' oceanica cifra di 56!!!) grazie a questa azione di micro-blogging, sono stati informati punto per punto sulle parole del prete, il momento della benedizione e cose di questo tipo. Scandalo e raccapriccio sono seguiti a valanga.
Il cinismo del redattore e del giornale per cui lavora, è stato aspramente condannato da altri giornali e anche dagli esperti di tecnologie che evidenziano l'intento macabro del giornalista.

Si è tratta di una scelta di pessimo gusto, è stato il trionfo di quell'informazione basata sul dolore che tanto va di moda e che è tanto deprecabile.

Però c'è qualcosa che nn mi torna. Questi indignati signori che condannano Morson sono rappresentanti di una categoria di professionisti che in azioni di pessimo gusto a caccia dello scoop o dello scandalo, ci sguazzano. Magari sono quegli stessi cronisti che, al funerale del ragazzo morto in un incidente stradale, vanno a caccia delle lacrime dei familiari, delle grida di dolore, e producono domande imbarazzanti quali: Come si sente in questo momento? oppure Che ragazzo era sua figlio?.
Diciamo la verità, lor signori si mangiano le mani pechè l'idea della copertura totale della notizia , l'ha avuta Morson e non loro. E con un mezzo pressochè sconosciuto.

Il problema non è twitter, perchè i twit, di norma, spariscono abbastanza in fretta dalla pagina del sito, sostituiti dagli altri twit; non competono con articoli o editoriali nè hanno un tale livello di approfondimento e sono molto più vicini agli sms che a notizie strutturate.
Il problema non è nemmeno l'eticità o meno dell'azione dell'inviato del RMN, perchè se dovessimo parlare di etica professionale, non c'è un giornalista che possa, in coscienza, accusare Morson dall'alto della sua integrità.

Il problema sta nel nuovo modo di comunicare tramite le tecnologie di quel famoso web chiamato 2.0 che molti giornalisti vedono ancora come una minaccia alla loro professionalità, piuttosto che come un'opportunità. Peggio ancora, in molti casi la categoria "snobba" fenomeni come blog o nanopublishing, snobba la portata innovativa di forme di comunicazione fatte tramite strumenti nuovi, probabilmente non consueti, come twitter.
Spesso tendono a non riconoscere al processo informativo così gestito, lo status di vera informazione, ritenendo che il giornalismo abbia dei canoni, delle consuetudini, che ne determinano l'autorevolezza.
I giornalisti, invece, che sperimentano strade nuove, che in qualche modo innovano, sono guardati con disappunto quasi che utilizzare strumenti cronologicamente successivi al fax o il telefono satellitare, sia un reato gravissimo.
Morson ha fatto un uso non previsto del mezzo twitter, quello stesso giocattolino che ad un altro giornalista, un cinese arrestato dalla polizia locale, aveva salvato la vita pechè tramite i brevi messaggi di testo aveva allertato l'opinione pubblica della sua condizione. Morson incarna, in un certo qual modo, proprio i timori di coloro che vedono nei nuovi modi di comunicare potenziati da internt, babau pronti a sfuggire al controllo alla prima occasione. Al controllo di chi non li usa, ovviamente.
E' la potenzialità che questa trovata di Morson ha portato alla ribalta ad infastidire tanto i suoi colleghi, concordo con Munafò, che ha scritto su Repubblica.it la notizia dei twit al funerale, quando dice: "Ed è forse alla luce delle tante potenzialità di Twitter che si può spiegare perchè i suoi sostenitori abbiano criticato con tanta forza la macabra idea di Berny Morson".

Insomma, dal mio punto di vista dietro questa polemica, si nasconde uno l'inconto/scontro tra generazioni di vecchi e nuovi professionisti dell'informazione, gli uni scettici e restii a cambiare le loro abitudini, gli altri entusiasti al limite della sperimentazione più discutibile.

12 commenti:

coubert ha detto...

Ammetto che fino a due minuti fa non sapevo cosa fosse Twitter.

Comunque purtroppo è come dici te, hannopaura delle innovazioni. Perchè sanno che probabilmente faticherebbero a starci dietro, e giovani più abituati di loro alla tecnologia li sorpasserebbero.

I blog possono rubargli il lavoro.
Youtube (e fratelli) gli possono rubare il lavoro.
I siti volendo possono rubargli il lavoro.
I social network, twitter, le newsletter... tutto è una jungla ancora misteriosa, e per loro densa di insidie.


Tanto però per quanto cerchino di resistere non hanno scampo. Be quick or be dead...

imp.bianco ha detto...

Come al solito non è colpa del mezzo ma di come viene usato... 'sto pseudo giornalista poteva risparmiarsi di usare in questo modo Twitter e i giornali potevano evitare l'ennesima crociata anti-internet...

X-Bye

Fed ha detto...

Personalmente non trovo questo modo di usare Twitter più morboso o scandaloso di tanti servizi in Tv o sul giornale: non è quanto una cosa sia raccontata in tempo reale che fa la differenza, quanto il modo in cui viene raccontata. Per questo fatico a capire lo scandalo.
Quindi ok indignasi per la poca delicatezza dell'inviato in questione, ma allora perché nessuno si indigna di fronte ai cacciatori di lacrime armati di telecamere?
Secondo me è semplicemente vero un solo fatto: l'essere umano è un animale ipocrita che si abitua a tutto: quando ci saremo tutti abituati nemmeno twitter farà più scandalo.
Ma non sarebbe bello che le persone (a partire dai telegiornalisti) si regolassero da sole con un minimo di buon gusto?

Valberici ha detto...

Ummm...io "twitto" assai...mio cognato ha una ditta di pompe funebri...quasi quasi.... :D

Mirtillangela ha detto...

@coubert: il guaio è che non toglierbbe loro un bel nulla, anzi, aprirebbero modalità nuove di comunicazione. Non è semplicemente il mezzo a fare la notizia, il mezzo amplia le possibilità, ma il resto lo fanno i cervelli.

Ahahaha! Questo motto è un pò inquietante ma calzante ^_-

@imp: dal mio punto di vista più la seconda cosa che la prima. I twit di quel giornalista non sono poi più gretti o invadenti delle telecamere dei cronisti d'assalto.
^^

Mirtillangela ha detto...

@fed: come sai, quoto su tutta la linea! Però il guaio è che il buon gusto ha sfumature molto soggettive....

@val: ahahahah! Ma che meschino approfittatore sei????? ^___-

Lady Naeel ha detto...

il (cattivo) gusto per il macabro, non ha categorie, piace alla gente comune che lo cerca sui giornali e alla tv, di conseguenza, piace ai cronisti che sguazzandoci in mezzo sperano di ottenere publicità e piace anche a editori, pubblicitari e direttori di televisioni che ci fanno un botto di soldi. leggevo giorni fa su un giornale che la mercedes rivuole indietro l'auto dell'incidente in cui perse la vita lady diana per poterla mettere all'asta (sono certi che ci saranno molte persone interessate. purtroppo ne sono cerat anche io).
lo so, sono andata un tantinello fuori tema e chiedo venia, ma la speculazione sul dolore altrui mi da proprio sui nervi.
un saluto, elena

Palakin ha detto...

Allora escluso il discorso ipocrisia e la "necessita" (tutta loro) di andare a cercare notizia con una componente negativa per fare notizia( ma cercare di dare una notizia positiva al giorno sarebbe cosi difficile? No, il fatto che velina X si sia messa con calciatore Y non è una notizia! Non può fregarcene di meno... almeno a me non me nè importa niente!).

Purtroppo c'è sempre stato chi era restio a vedere le potenzialità di un nuovo mezzo, considerandolo inferiore a quanto già proposto, o proprio legato a quello precedendo, ricercando in quello nuovo le sensazioni del mezzo vecchio. Come cercare le sensazioni del teatro andando al cinema. Sono due cose diverse.

Bha!

alladr ha detto...

fai un errore (mi pare).

centri il tuo discorso sui giornalisti, il che sarebbe sensato in italia, dove i giornalisti sono riuniti in un ordine professionale che li avvantaggia e non vede di buon occhio l'emergere di strumenti che potrebbe sottrarre loro l'esclusività dell'informazione, ma non lo è in america.

in questo caso non sono i giornalisti il problema, ma i network che vedono la loro esclusività minata.

quindi hai perfettamente ragione: tutto quello che hai scritto è corretto.

volevo solo aggiungere questa distinzione, e non avevo foto di funerali per attirare l'attenzione.
(o che non siano stati proprio i tipi del giornale a far iniziare la campagna (contro)pubblicitaria?)

PS: ti sei mai fermata a riflettere su quanto spesso ci viene il sospetto che ci si scandalizzi solo per attirare l'attenzione sullo scandalo? me ne sono reso conto adesso.
vorrà dire qualcosa?

Mirtillangela ha detto...

@naeel: che storiaccia, questa della macchina di Lady D!! Che triste...
Anche io detesto le speculazioni sul dolore altrui, la tv del dolore non la soffro e certe volte anche le interviste inopportune dei giornlisti mi fanno vergognare a morte.
Ma si sa, vedere le disgrazie altrui, aiuta a sentirsi egoisticamente più felici.

@palakin: ciao! No, della velina che si mette col calciatore, non importa un cavolo neppure a me!

Concordo sulla tua considerazione sui media vecchi e nuovi, è una questione di trapasso generazionale. Ma poi alla fine, anche i nemici delle tv sono diventati i suoi migliori amici, e i nemici di internet saranno presto i suoi migliori amici. E' solo questione di tempo ^__-

@alladr: si, hai ragione, la tua precisazione sul network è decisamente opportuna. Come dire, io ragiono in termini noti...

Essì che ci ho riflettuto. Sempre più spesso il vero scandalov sta nei toni dello scandalizzarsi. Insomma, la notizia non è sul perchè del propugnato scandalo (che poi lo vai a vedere bene, e proprio non sembra), ma sul fenomeno di sdegno che segue.

Non so cosa voglia dire, posso pensare che oggi l'unico modo che c'è per avere risalto, non sia parlare e propugnare cose sensate, ma urlare. Allo scandalo, è meglio ^_^

alladr ha detto...

ah! ah! adesso sul mio blog devo inventarmi qualcosa su cui scandalizzarmi in toni scandalosi, in modo da attirare pubblicità!

(potrebbe essere: sono uno scandalo gli scandalosi toni di questo scandalo!)
(ci sono: intitolerò il post: "odio la cazzo di volgarità". che ne pensi?)

Mirtillangela ha detto...

@alladr: ahahah! Sapevo che avresti apprezzato il mio scandaloso gioco di parole ^_____-