venerdì 27 giugno 2008

Il Dominio della Regola- Recensione


Ho concluso ieri la lettura del Dominio della Regola di Milena Debenedetti. Si, un'autrice italiana ma è maggiorennne, state tranquilli....

Il libro mi ha ricordato molto Il Segreto di Krune di Michele Giannone quanto alla cura per lo stile e per la ricerca di coerenza complessiva del racconto, ma un pò come accadeva a Michele, anche nel caso del Dominio della Regola, il finale mi ha lasciato un pò perplessa. Forse perchè non sono quella che è comunemente definibile come "un'inguaribile romanticona" (vero, Rob??).

La storia è più o meno questa: Una creatura informe si trascina fuori dalla Piana dell'Inesistenza: non ha nome né volto, come tutte le presenze inumane che abitano quella cupa pianura. Eppure, unica fra tutte, cerca di sfuggire al suo destino, mostrando un barlume di coscienza. Tutti ne hanno orrore e vorrebbero ucciderla; solo Arenio, il vecchio studioso di corte, intuisce che in essa c'è qualcosa di misterioso e decide di prendersela con sé per studiarla. Ma questo non piace alla Regola, l'ordine religioso che un tempo sconfisse la magia relegandola nelle terre dell'Ovest, e che da quel momento ha esteso il suo potere sui Regni di Alterria, perseguitando gli eretici e sacrificando coloro che ritiene pericolosi perché dotati del dono della Visione. E la creatura, Alimar, rivelatasi una Vedente, sarà costretta a fuggire. Nella sua ricerca della verità si troverà ad affrontare forze sempre più potenti, oscure e minacciose, di cui mai si era visto l'uguale in Alterria. Tuttavia, ogni lotta ha un prezzo, e le drammatiche conseguenze della battaglia che si scatenerà, cambieranno per sempre gli equilibri dei Regni.

Il libro è scorrevole soprattutto nella prima parte, quando l'autrice svela al lettore la socialità e la cultura nella quale ci si muoverà: la Regola che tutto vigila, la magia, tra condanna e sfruttamento, il destino (ahimè chi sia Alimar si capisce davvero troppo in fretta....) e, ovviamente, i personaggi principali che sono tutti lì, nelle prime 80 pagine, più o meno.
La Debenedetti ha uno stile asciutto che funziona moltissimo quando crea immagini, di luoghi, di eventi o di emozioni. Non usa troppe parole, ma quelle giuste per creare atmosfera.
Peccato che nella seconda parte del libro, e qui sono d'accordo con Alladr, scivoli troppo spesso su un linguaggio enfatico e ridondante che fa di ogni fatto un evento, di ogni combattimento, un'epico scontro tra eserciti. Alla lunga è un pò pesante e, soprattutto, incongruente con la prima parte del libro.
Molto bello il tentativo di differenziare socialmente i vari Regni.

I personaggi dovrebbero essere il forte del libro ma a me non convincono molto. Arenio il saggio ha, ogni tanto, dei cedimenti comportamentali e caratteriali che fanno dubitare un pò che sia lo stesso personaggio visto all'inizio, a volte sembra che abbia 100 anni, a volte 18 (e questo _prima_ del finale...). Emiana sarà anche la cattivona, ma le uniche giustificazioni alla sua malvagità sono, stringendo, isterismo e capricciosità. Abbastanza irritante.
Alimar, che dire di Alimar. E' tratteggiato molto bene il progressivo recupero di consapevolezza e coscienza di sè, da creatura vuota proveniente dall'inesistenza, a donna decisa e capace di affrontare il suo destino. Peccato che il coraggio e la testardaggine di Alimar nel riottenere ciò che le era stato a lungo strappato, la forza nel condurre valorosamente le truppe e nell'affrontare la punizione della Regola, sbiadiscono nella Alimar del finale. Irriconoscibile. Prima esaltata come grande e valorosa condottiera, poi tratteggiata in preda ai sentimenti più forti che la rendono poco coerente con tutto il libro, pure con l'inizio.

Le passioni non saltano fuori a comando per chiudere un libro, le passioni si intuiscono, si leggono in controluce lungo tutto il libro. E io, personalmente, non le ho viste se non nel finale. Ok, è successa una cosa fondamentale che ha reso Alimar più _umana_ dopo l'ultima battaglia, ma allora è la modalità ad essere sbagliata.

Insomma, un libro così così, partito bene anche con una buona dose di originalità, sviluppato intorno a stereotipi sempre più forti, e finito nella scontatezza. IMHO, of course!

Altre note particolarmente interessanti le trovate sempre qui, ma sono spoiler, occhio!

7 commenti:

Stefano Romagna ha detto...

Peccato. Possiedo questo libro e non l'ho ancora iniziato, vedremo se mi soddisferà. Su King invece direi che a te La torre nera potrebbe piacere moltissimo, a maggior ragione perchè hai apprezzato Pullman. Ci sono molte similitudini.
^^

Mirtillangela ha detto...

@stefano: Il dominio della regola no è fatto malaccio, ma poteva essere fatto molto meglio. Almeno secondo me.

king? Uff... ma non ho mai letto nulla di suo, che faccio, comincio da questo??

Valberici ha detto...

Comincia da "Pet Sematary" ;)

alladr ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Stefano Romagna ha detto...

Val: Pet Sematary?!? Ma la vuoi traumatizzare, la nostra Mirtillangela? No, no... se vuoi iniziare a leggere King io ti consiglio di partire proprio dalla Torre Nera o da uno dei suoi primi lavori: Carrie.
Pet Sematary è prematuro. Non sei pronta, e non esagero.

Mirtillangela ha detto...

@stefano: oh, adesso mi avete messo curiosità con sto Pet qualcosa.
Perchè mi traumatizzerebbe??

Cmq, siccome sono a secco di letture, mi concederò l'acquisto di un libro di King, ora c'è solo un particolare: mettetevi d'accordo!!

Francesca ha detto...

il ciclo della Torre Nera va letto... *o*