domenica 6 gennaio 2008

La maschera e le tenebre- Recensione


Alla fine dopo tante peripezie, ho comprato e divorato La Maschera e le Tenebre della Carey.
Si, l'ho letteralmente mangiato con avidità e trepidazione perchè ho finalmente ritrovato la Carey che mi aveva colpito nel Dardo e la Rosa e parzialmente deluso con la Prescelta e l'Erede.

Iniziamo con quello che mi ha fatto storcere il naso. Struttura narrativa identica ai precedenti tomi: casini vari in Terre D'ange e necessario spostamento in terre ignote; ripetitività delle situazioni e dei gesti estremi della bella Phedre conditi dalla totale mancanza della cattiveria della cattiva per eccellenza ovvero Melisande. Inoltre, c'è sempre l'immancabile successo della nostra cortigiana preferita e il successivo trionfo in terra patria.

Cosa resta, direte voi??
Restano l'amore e la compassione che sono i termini più ricorrenti di tutto il lungo romanzo. Resta l'angoscia ed il senso di umana arrendevolezza davanti al volere del divino e resta, anche, il grande valore della promessa e del sacrificio fatto per amore.

Per chi non avesse letto nulla della Carey, il mondo in cui avvengono le avventure di Phedre è un mondo geograficamente simile all'europa. C'è la serenissima, c'è l'ellade, c'è la tradizione cattolica e quella ebraica nei nomi di luoghi e nelle storie che costituiscono il tessuto sociale e culturale di tutta la trilogia.
Phedre appartiene ad una razza, gli angeline, che vivono in Terre d'Ange (pressapoco la Francia). Belli come il sole, seguono i precetti del Beato Elua, il figlio illegittimo dell'Unico Dio che decise di calcare la terra seguito dai suoi Compagni tra i quali: Naamah che giacque coi potenti per permettergli di sfamarsi e predicare il suo preceto d'amore, Kushiel il giudice, il castigatore e futuro dio della sofferenza, e Cassiel, l'unico dei compagni di Elua che lo seguì per amore disinteressato. In Terre d'Ange tutti loro posseggono chiese e credenti.
Phedre è una cortigiana devota a Naamah ma è contemporanemante la prescelta di Kushiel che l'ha marchiata dalla nascita con una goccia cremisi nell'iride. Ciò fa di Phedre un'anguisette, praticamente una masochista, che nel dolore e nella sofferenza della carne trova godimento. E' una cortigiana ambitissima e ricercatissima (in terre d'ange il sesso è un'arte ed una professione dal momento che il precetto di Elua è "ama a tuo piacimento" e ci sono almeno 5 diverse case di Adepti dell'arte da alcova) per queste sue doti, doti che vengono affinate negli anni fino a farne di lei un'abilissima spia.

A cosa serve questo pistolotto? E' assolutamente necessario per comprendere il contesto in cui si svolge l'azione e per non guardare con orrore e pregiudizio quello che Phedre e Joscelin, il suo compagno che per lei ha infranto la castità a Cassiel e la "protegge e serve" da guerriero d'onore, sono costretti ad affrontare nella Maschera e le Tenebre. La religione e il rispetto del volere indicato dagli dei è fondamentale in questo tomo ancor più che negli altri.

10 anni dopo le vicende narate ne La prescelta e l'erede, Imriel, il figlio di Melisande abilmente nascosto dalla madre alla corte di Ysandre de la Courcel, sparisce misteriosamente dal suo rifugio e la donna chiede a Phedre di trovarlo in sua vece. La cortigiana, strappato il consenso della sua regina, parte per luoghi inesplorati col cuore gravato da due obiettivi: trovare Imriel e trovare, parimenti, un modo per liberare Hyacinthe, lo zingano che 10 anni prima si era accollato una terribile ed eterna maledizione al posto suo. Durante il lungo viaggio che porterà Phedre e Joscelin in Africa fino in medio oriente, accadono molte cose.
Il fulcro di tutto, almeno di tutta la parte più dura ed emotiva del libro, si svolge a Darsanga, la regione ai confini del mar caspio governata da un giovane tiranno assassino e spietato. Ed è per liberare Imriel dalle sue grinfie che Phedre e Joscelin, spinti dal volere congiunto di Elua, Naamah e soprattutto Kushiel, affrontano la scelta più atroce della loro esistenza da compagni, una scelta ai nostri occhi folle ed insensata ma perfettamente coerente col precetto di Elua e con la volontà giustiziatrice di Kushiel.

Non dico molto altro, dico solo che le arti di anguisette di Phedre verranno portate al limite e con esse la sopportazione dell'inerme compagno cassiliano sottoposto alla peggiore delle torture che non è certo quella delle carne ma quella del cuore.

La Maschera e le Tenebre non è un libro epico nè solenne ma fa appello all'umanissimo sentimento che è l'amore (inteso nel senso dell' ama il prossimo tuo, non solo dell'amore sensuale di un compagno). Amare il prossimo, anche coloro che hanno precedentemente fatto del male, è un obbligo per colei che reca i segni di molti dei sul suo corpo. Accogliere la sofferenza e il dolore fisico per infliggere giustizia e mostrare compassione, sono gli obblighi di Phedre in quest'ultimo splendido romanzo della Carey che è avvolgente, estremo e carico di pathos. Dalle maliziose ed ammiccanti vicende di corte narrate nel Dardo e la Rosa, si è passati inesorabilmente a temi e azioni dal sapore forte, aspro.

Non è un libro per tutti, credo che il tema della cortigiana angeline che offre il suo corpo per giungere a degli scopi, siano temi abbastanza fraintendibili e facili da svilire. Il fatto che Phedre non abbia mai usato il suo corpo per fini propri ma solo per riguadagnare la libertà di cui è stata privata da ragazzina e per salvare a più riprese il suo regno dagli invasori, rischia di passare in secondo piano davanti al tema piccante rappresentato dalle sue arti. Ma per fortuna l'autrice è stata molto abile nel far comprendere appieno la cultura angeline in cui si iscrivono tali gesti anche grazie al confronto con le molte civiltà altre incontrate da Phedre. Ciò non toglie che per chi è un pò impressionabile (certe scene sono davvero forti) e anche possessivo in tema amoroso, forse la Maschera e le Tenebre non è una lettura agevolissima...

Alla luce di quanto detto, i difetti del libro che ho indicato ad inizio post trovano comunque una loro collocazione persino il solito lieto fine, posso assicurarvi che se fosse finito pure male sto libro sarebbe stato emotivamente pesantisimo, specialmente per le ragazze. Phedre incarna una femminilità ed un dono totale di sè che non è semplicissima da comprendere perchè molto diverso dall'odierno modo di vivere corpo e sesso ma il fascino della bella e intelligente cortigiana (e pure fortunata perchè di Joscelin così non se ne trovano in giro) sta anche nella sua fragilità di diamante.

Buona lettura!

4 commenti:

Valberici ha detto...

Non leggo perchè il libro mi arriva tra un paio di giorni.
Poi ne riparliamo ;)

Fed ha detto...

Bellissima recensione, Mirtillina, anche se sono sempre più convinta che questa trilogia non fa per me

Anonimo ha detto...

ok,non conosco l'autrice di questo blog...comunque ho trovato questa recensione magnifica, io ho letto tutti e tre i libri e mi sto apprestando a rileggerli(ho gia finito nuovamente il primo)..magnifico, se pur io sia molto sensibile in campo amoroso(spece quando si tratta di tradimenti) sono riuscita ad apprezzare e ad amare ed apprezzare un libro che comunque è molto forte.Comunque complimenti a Mirtillangela per la tua recenzione...in attesa della seconda trilogia di terre d'Ange continuerò a tenere d'occhio il tuo blog .
Vale

Mirtillangela ha detto...

@Vale: benvenuta! Ti ringrazio davvero tanto dei complimenti ma non è tutto merito mio, la Maschera e le Tenebre è un libro che ispira talmente tanto che non si può restare insensibili.
Il dardo a la rosa è splendido egualmente mentre per il secondo ho qualche remora ma la trilogia nel complesso è indimenticabile.

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